I trattamenti per il benessere in menopausa

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I trattamenti per il benessere in menopausa

20-07-2011 - scritto da dott_claudio

La fitoterapia e l'omeopatia

La fitoterapia è una branca della medicina naturale che cura i disturbi fisici avvalendosi di prodotti esclusivamente vegetali.

La fitoterapia
In pratica, sfrutta le proprietà curative delle piante, conosciute già dai popoli antichi e accertate da studi recenti.
Per curare i disturbi della menopausa si usano i fitoestrogeni, sostanze naturali con azione biologica simile a quella degli estrogeni di sintesi, ma 500-1000 volte più lieve (chiamati anche estrogeni vegetali o deboli). Normalmente, sono divisi in tre classi: isoflavoni, lignani e cumestani. I migliori sono gli isoflavoni e le loro forme biologicamente attive sono la genisteina, la daidzeina, la biochanina A e la formononetina. Gli isoflavoni sono contenuti, soprattutto, nella soia e nei suoi derivati (la farina, il latte e il tofu; la salsa e l’olio di soia ne sono, invece, privi), ma anche in altre piante officinali. Gli isoflavoni di soia sono quelli più conosciuti e meglio studiati.

Le modalità d’uso dei fitoestrogeni
In Italia tutti i fitoestrogeni si trovano in farmacia sotto forma di integratori alimentari e non richiedono la ricetta medica: purtroppo questo comporta il rischio dell’automedicazione, in virtù del falso mito che tutto ciò che è naturale è sano e privo di effetti collaterali. È invece, consigliabile rivolgersi al medico per essere orientate su quali preparati e quali dosaggi siano più adatti alla propria persona.
I fitoestrogeni, una volta introdotti con l’alimentazione, sono assorbiti nell’intestino tenue e resi attivi, in pratica biodisponibili, dalla flora batterica intestinale (lattobacilli). Tale processo di trasformazione varia da persona a persona e, anche nello stesso individuo, in relazione a diversi fattori, come l’eccessiva presenza di fibre alimentari nell’alimentazione, l’assunzione di alcool, l’uso prolungato di antibiotici (che alterano la flora intestinale) e la presenza di malattie intestinali (colite o stipsi).
I fitoestrogeni agiscono a livello dei recettori degli estrogeni a e ß, presenti nel nostro corpo. I fitoestrogeni hanno maggiore affinità per i recettori ß, presenti nell’apparato cardiovascolare e osteoarticolare, rispetto a quelli a, presenti nell’utero e nella mammella: il che permette di ridurre il colesterolo e di incrementare la densità minerale ossea senza stimolare i tumori ormono-dipendenti, come quelli dell’utero e del seno.

I benefici dei fitoestrogeni
Da tempo studi epidemiologici avevano segnalato nelle popolazioni cinesi e giapponesi, la cui alimentazione è ricca di soia (fonte importante di fitoestrogeni), una minor presenza dei disturbi tipici della menopausa (vampate e sudorazioni) e di alcune malattie (aterosclerosi, osteoporosi e tumori), suscitando l’interesse della ricerca scientifica nei confronti degli estratti naturali della soia.
È noto che i sintomi tipici della menopausa (vampate e sudorazioni) colpiscono il 70-80% delle donne occidentali e solo il 20-25% di quelle orientali, le quali introducono molti fitoestrogeni attraverso l’alimentazione. Studi clinici italiani hanno dimostrato che la somministrazione di proteine di soia (60 g al giorno e pari a 76 mg di isoflavoni) riduce nel 33% dei casi vampate e sudorazioni in quattro settimane, anche se nel 15% dei casi sortisce un effetto placebo. Secondo la North American Menopause Society (NAMS), una prestigiosa società mondiale per quanto riguarda la menopausa, dosi di 40-80 mg al giorno di isoflavoni di soia sembrano in grado di migliorare i disturbi vasomotori.
Per sintomi diversi da quelli vasomotori (insonnia e alterazioni dell’umore, ecc.) non si è rilevato un particolare sollievo con la somministrazione di fitoestrogeni.
L’alimentazione ricca di proteine della soia e povera di grassi saturi è stata messa in relazione anche con la ridotta incidenza di malattie cardiovascolari nelle popolazioni orientali: si constata, infatti, una riduzione dei grassi nel sangue (colesterolo e trigliceridi). Diversi studi clinici dimostrano che l’assunzione di 47 g al giorno di proteine di soia riduce del 9,3% il colesterolo totale, del 12,9% il colesterolo LDL (quello “cattivo”) e del 10,5% i trigliceridi, senza modificazioni del colesterolo HDL (quello “buono”). La Food and Drug Administration (FDA), l’ente americano per il controllo dei farmaci e degli alimenti, ha approvato ufficialmente che la combinazione di un’alimentazione povera di grassi e di colesterolo con l’aggiunta di soia (25 g al giorno di proteine di soia, pari almeno a 50 mg di isoflavoni) può ridurre il rischio di malattie coronariche.
Anche la minore incidenza di fratture, soprattutto femorali, riferibili all’osteoporosi nelle donne orientali rispetto a quelle occidentali, è spesso considerata come la conseguenza di una protezione esercitata dalla soia. Alcuni studi clinici sembrano osservare un aumento della densità minerale ossea utilizzando almeno 90 mg al giorno di isoflavoni di soia per sei mesi. Al momento attuale, tuttavia, secondo la NAMS non esistono prove sufficienti per raccomandare l’uso di fitoestrogeni nel prevenire l’osteoporosi.
La ridotta incidenza di alcuni tumori ormono-dipendenti (come quello dell’endometrio e della mammella) in Oriente rispetto all’Occidente pare riferibile a un potenziale ruolo protettivo della soia. Non tutti gli studi clinici, però, confermano questa protezione nei confronti dei tumori: appare certo, tuttavia, che non aumenta il rischio di tumori. Secondo la NAMS, il consumo di fitoestrogeni sembra proteggere durante la premenopausa nei confronti del tumore al seno.
I fitoestrogeni non si trovano solo negli integratori alimentari, ma anche sotto forma di creme e gel. L’applicazione di gel vaginali a base di fitoestrogeni di soia (Fitormil) e di trifoglio rosso (Climil) è in grado di contrastare la comparsa di atrofia vaginale, sempre dovuta alla riduzione degli estrogeni, riconosciuta soprattutto dalla secchezza vaginale.


Rischi ed effetti collaterali dei fitoestrogeni
Finora non sono stati segnalati effetti collaterali da fitoestrogeni, anche se mancano al riguardo studi approfonditi. In rari casi si è manifestata un’intolleranza o un’allergia alla soia. Tali reazioni sono dovute alla proteine della soia e non sono state descritte per gli estratti deproteinizzati.

A chi sono indicati i fitoestrogeni
Gli integratori a base di fitoestrogeni sono indicati alle donne che accusano sintomi legati alla menopausa, ma che non vogliono (per es. temono il possibile rischio di tumore mammario) o non possono seguire il classico trattamento ormonale perché poco tollerato (per es. in caso di senso di gonfiore o perdite di sangue irregolari) o controindicato (per es. in presenza di tumore mammario).
Nonostante i diversi dati promettenti che sottolineano il ruolo dei fitoestrogeni nel correggere e controllare alcuni disturbi della menopausa e dell’invecchiamento in generale, sono necessari ulteriori studi clinici per confermarli. A tutt’oggi possiamo affermare che i fitoestrogeni sono essere un trattamento alternativo per le donne in menopausa che vogliono sentirsi bene.


L’omeopatia
L’omeopatia è una metodica medico-terapuetica che utilizza rimedi del mondo vegetale, minerale o animale per la cura di diversi disturbi fisici e psichici.
Il principio base dell’omeopatia è quello della similitudine. “Il simile cura il simile”: una sostanza che, a dosi ponderali, provoca un determinato sintomo in una persona sana, diluita secondo una particolare preparazione, può guarire lo stesso sintomo in una persona malata. Il meccanismo d’azione è semplice: somministrando la sostanza adeguatamente preparata, si cerca di stimolare una reazione di difesa dell’organismo contro i sintomi che la sostanza produce, che sono gli stessi della malattia da curare. In pratica, si aiuta la forza difensiva dell’organismo a trovare la propria via di guarigione: la cura procede dall’interno verso l’esterno.
Per il trattamento della menopausa i rimedi omeopatici sono diversi. Per attenuare i sintomi vasomotori sono usati: Lachesis, Sepia, Pulsatilla, Graphites, Helonias, Glonoium, Actea racemosa, Sulphur. Per prevenire l’osteoporosi: Calcarea carbonica, Sulphur, Mercurius, Silicea.

Le modalità d’uso
I rimedi omeopatici, in genere, sono somministrati sotto forma di granuli, compresse o gocce, a diverse diluizioni (in farmacia si trovano già pronti), da porre direttamente sotto la lingua per essere assorbiti. Il rimedio omeopatico va somministrato1 o più volte volte al giorno o alla settimana, a seconda delle indicazioni. Importante che venga assunto a distanza di 30 minuti, prima o dopo i pasti, a bocca pulita. Meglio non prendere caffè, liquori e non fumare sigarette.
E’ sempre sconsigliato il “fai-da-te”: la cosa migliore è rivolgersi a un omeopata che indichi la modalità di cura più adatta.

I benefici dell’omeopatia
L’omeopatia non cura solo il sintomo, ma cerca di agire su tutto l’organismo, apportando un benessere generale che riguarda il corpo e coinvolge anche la mente.
Tramite il colloquio, l’omeopata ricerca il “simillimum”, cioè quel rimedio che, essendo simile a quella persona, può ristabilirne l’equilibrio interno. Si può impiegare un solo rimedio per volta, più rimedi singolarmente o un complesso di rimedi miscelati tra loro.
Nonostante l’azione generalizzata, ciascun rimedio è particolarmente efficace per determinati sintomi che compaiono in menopausa.
Al momento attuale, tuttavia, non possiamo affermare con certezza se, e quanto, l’omeopatia possa essere utile nel trattamento della menopausa, mancando numerosi e rigorosi studi clinici.
Uno studio multicentrico internazionale ha valutato gli effetti di un complesso omeopatico a base di cimicifuga, sepia, ignatia, sanguinaria e lachesis (Klimaktoplant compresse) sui disturbi della menopausa: vampate, sudorazioni, insonnia e depressione migliorano o scompaiono nel 40-60% dei casi, entro 4 mesi dall’inizio del trattamento.

Rischi ed effetti collaterali dell’omeopatia
Non sono stati riscontarti, fino ad ora, particolari rischi o effetti collaterali. I rimedi omeopatici non creano dipendenza.

A chi è indicata l’omeopatia
L’omeopatia è indicata a quelle donne che presentano disturbi di lieve entità e che non vogliono o non possono ricorrere al trattamento ormonale sostitutivo.

Un percorso di benessere per la donna in menopausa
Per iniziare una cura dei disturbi menopausali, è importante aver prima valutato la condizione fisica e psichica della donna.
Il ginecologo, dopo un colloquio mirato e una visita accurata, prescrive una serie di analisi (esami del sangue, pap-test, ecografia pelvica, mammografia) per accertarne lo stato di salute.
Se la donna presenta sintomi di una certa entità, il ginecologo, in attesa di ricevere i risultati degli esami, può prescrivere una cura a base di fitoestrogeni.
Una volta ricevuti gli esiti delle analisi, lo specialista può continuare con la somministrazione di fitoestrogeni, se la donna si sente bene, oppure passare al trattamento ormonale sostitutivo.
Se la donna e il ginecologo decidono di iniziare una trattamento ormonale, in genere lo fanno con dosaggi bassi. Se i sintomi persistono si può decidere di aumentarne i dosaggi.
Trascorso un periodo variabile, da persona a persona, la donna e lo specialista possono decidere di abbassare il dosaggio o di ritornare ai fitoestrogeni.
Se la donna non gradisce né il trattamento ormonale, né quello fitoterapico, il ginecologo può consigliarle un rimedio omeopatico.


Estratto da: Claudio Paganotti. MENOPAUSA. Conoscerla per viverla in salute. Massetti Rodella Editori, 2007.


Dr. Claudio Paganotti
Medico-Chirurgo, Specialista in Ostetricia e Ginecologia
Istituto Clinico "Città di Brescia" - Via Gualla 15, Brescia
http://www.paganotti.it/

Profilo del medico - dott_claudio

Nome:
CLAUDIO PAGANOTTI
Comune:
BRESCIA
Professione:
Medico in casa di cura privata
Specializzazione:
Ginecologia e Ostetricia
Contatti/Profili social:
sito web


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