Quale terapia per il vaginismo?

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Quale terapia per il vaginismo?

29-01-2013 - scritto da Cinzia Iannaccio

Guarire dal vaginismo è possibile con la giusta terapia

Psicologia, tecniche di rilassamento ed esercizi contro il vaginismo

Quale terapia per il vaginismo? Il vaginismo è una disfunzione sessuale femminile che comporta l’irrigidimento involontario dei muscoli della vagina rendendo difficile (con dolore- dispareunia) il rapporto sessuale, se non addirittura impossibile. Le cause sono diverse e numerose, ma se trattata adeguatamente questa patologia può essere guarita. L’importante è affidarsi al terapista giusto (un sessuologo) che sappia consigliare il corretto percorso.

Troppe volte il medico sbagliato suggerisce di “non pensarci” che tutto passa, oppure consiglia una terapia di coppia (se non di cambiare partner) o tende a psicanalizzare l’inconscio femminile, senza però attivare la corretta terapia pratica, che risolva l’impossibilità di un rapporto sessuale. Questa situazione non può che peggiorare la condizione di fobia e tensione emotiva riguardo alla penetrazione. Tendenzialmente (ma non esclusivamente) il vaginismo è provocato da una problematica psicologica (non necessariamente una esperienza sessuale traumatica del passato).

Se però si manifesta dopo anni di normale attività sessuale, può essere subentrato un fattore nuovo, anche fisico (come un’operazione, un’infezione o un parto ad esempio) che ha innescato un meccanismo di dolore che è poi cronicizzato, trasformandosi in paura della penetrazione. La cura è necessaria non solo per la normale vita di coppia, ma anche se si vogliono avere dei bambini! L’approccio terapeutico corretto è quello che prevede un’insieme di azioni: il colloquio psicologico integrato con l’apprendimento di tecniche di rilassamento autoindotte, oltre che di esercizi fisici veri e propri.

Il primo passo è quello di una visita ginecologica che escluda un problema organico (malformazione dell’apparato genitale, endometriosi, infiammazioni) o prenda in considerazione la terapia di questo. Si procederà poi con l’ausilio del sessuologo all’obiettivo della riduzione dell’ansia da penetrazione (nei casi più gravi potrà essere necessario anche l’assunzione di farmaci specifici): informazione, tecniche di rilassamento e training autogeno, esercizi di Kegel per imparare a tenere sotto controllo i muscoli pelvici. Dopo circa 10 sedute si può anche iniziare la fase di desensibilizzazione. Come?

Da sola a casa la donna inizierà ad inserire in vagina coni appositamente studiati (o un ovulo o un tampax o un dito) per poi procedere a misure più grandi. Al contempo si effettuerà una terapia di coppia. Il tutto in 6-12 mesi. E la chirurgia? Può essere necessaria in particolari casi: quando ad esempio l’endometriosi o il tessuto cicatriziale di un’episiotomia (il taglio durante il parto naturale) bloccano la vagina.

Foto: Randomix per Flickr

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