Un chip sperimentale è capace di restituire la vista persa

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Un chip sperimentale è capace di restituire la vista persa

26-11-2010 - scritto da Alberto Perrotta

La nuova promettente invenzione potrebbe davvero ridare la vista a molte persone in un prossimo futuro.

Un team di ricerca composto da scienzati tedeschi e ungheresi ha messo a punto un chip elettronico sperimentale da impiantare sul retro degli occhi di persone non vedenti.

L’innovativo chip elettronico subretinico converte la luce visibile che colpisce l’occhio in impulsi elettrici che vengono poi inviati al nervo ottico, posto nella parte posteriore dell’occhio.

La pubblicazione scientifica “Subretinal electronic chips allow blind patients to read letters and combine them to words” enuncia i risultati ottenuti dal team tedesco-ungherese.

Tale articolo è tratto dalla rivista Proceedings of the Royal Society B ed è stato scritto dal Dottor Eberhart Zrenner dell’University of Tubingen, in Germania, e da membri del corpo docenti di altre Università tedesche e ungheresi.

 

 


I ricercatori, nella pubblicazione scientifica, affermano che: “Un microchip fotosensibile è stato impiantato chirurgicamente nello strato sotto-retinico, in prossimità della macula, di alcuni volontari che non possedevano il dono della vista a causa di distrofie retiniche ereditarie.

Nonostante alcuni pazienti non abbiano tratto giovamento dall'impianto retinico, la maggioranza dei soggetti sottopostisi all'intervento sono stati capaci di distinguere diversi oggetti dai colori sgargianti.

Il miglior risultato è stato ottenuto quando il chip è stato posizionato dietro la retina, in corrispondenza della macula centrale.

La macula lutea (o semplicemente macula) è una macchia ovale situata nella zona centrale della retina. Essa contiene cellule coniche, o cellule fotorecettrici, le quali vengono usate per recepire la luce e sono responsabili della visione centrale.

Uno dei primi pazienti a cui è stato impiantato il chip si chiama Miikka Terho, un finlandese, e in tutto la sperimentazione è stata effettuata su 11 pazienti.

Nonostante i risultati varino da soggetto a soggetto, la maggior parte dei pazienti sono stati capaci di distunguere vari oggetti luminosi.

Il team di ricercatori ha inoltre aggiunto: “L’impianto contiene una matrice di 1500 microfotodiodi (‘chip’), ognuno collegato al proprio amplificatore e al proprio elettrodo di stimolo. All’estremità dell’impianto, un’altra matrice di 16 elettrodi collegati mediante fili (cablati) permette la stimolazione diretta a luce indipendente e il test della connessione elettrodo-neurone.

“Le immagini visive vengono proiettate attraverso il cristallino nel chip situato sotto la retina. Il chip, poi, genera l’immagine corrispondente di 38 x 40 pixel, ognuno dei quali rilascia uno stimolo luminoso la cui intensità dipende dall’impulso elettrico ricevuto.”

“Grazie a ciò, tre persone non vedenti sono riuscite a individuare oggetti luminosi posti su un tavolo scuro e due di esse hanno riconosciuto anche la struttura (a grata) degli oggetti stessi. Uno di questi pazienti, inoltre, ha saputo riconoscere anche altri oggetti come un coltello e una forchetta, forme geometriche, diversi frutti che erano sul tavolo ed è riuscito addirittura a scorgere delle ombreggiature grigie con solo il 15% di contrasto. Inoltre, senza alcun periodo di allenamento, le funzioni visive riacquistate gli hanno permesso di localizzare ed avvicinarsi liberamente a persone in una stanza e di leggere lettere e parole dai grandi caratteri dopo duri anni di buio.”

 


 



Il signor Terho, colui che ha tratto i benefici maggiori dalla sperimentazione, è stato capace di riconoscere diversi oggetti situati su un tavolo e, spesso, di scorgerne anche le ombre. Egli ha raccontato la sua esperienza nell’articolo della BBC “Implanted chip allows blind people to detect objects”: “Tre o quattro giorni dopo l’applicazione dell’impianto retinico, quando la situazione si era normalizzata, sono rimasto stupefatto! E’ stata un’emozione fantastica riuscire a scorgere nuovamente i movimenti che avvenivano attorno a me.

Terho ha aggiunto, “Infatti, quando i miei occhi venivano colpiti dalla luce ero capace di vedere dei bagliori, cosa che non mi era mai accaduta prima. E così, giorno dopo giorno, lavorando sulla vista con un programma di allenamento quotidiano ho iniziato a vedere sempre meglio.

I ricercatori hanno, infine, concluso: “I risultati ottenuti hanno dimostrato per la prima volta che delle matrici di micro-elettrodi sotto-retinici con 1500 fotodiodi possono permettere una significativa percezione visiva a persone fino ad allora non vedenti”.

In seguito al successo ottenuto dalla prima sperimentazione, il team diretto dal dott. Zrenner sta attualmente lavorando allo sviluppo del chip che ha permesso questo piccolo miracolo della medicina.



OculisticaPascotto.com



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