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Bullismo e cyberbullismo: perché parlarne, perché occuparsene

Bullismo e cyberbullismo: perché parlarne, perché occuparsene

15-06-2017 - scritto da Prof. Maria Pia Cirolla

Bullismo e cyberbullismo sono fenomeni in crescita, che richiedono impegno per trovare strategie giuste, equilibrate e vere al fine di aiutare i giovani ad un uso corretto dei social.

Il bullismo come manifestazione di un disagio espresso dal mondo giovanile.

 

Il bullismo è una forma di comportamento sociale (*) di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l'atto in questione come bersagli facili e/o incapaci di difendersi.

 

L'accezione è principalmente utilizzata per riferirsi a fenomeni di violenza tipici degli ambienti scolastici e più in generale di contesti sociali riservati ai più giovani.

 

Lo stesso comportamento, o comportamenti simili, in altri contesti, sono identificati con altri termini, come mobbing in ambito lavorativo o nonnismo nell'ambito delle forze armate. 

 

A partire dagli anni 2000, con l'avvento di Internet si è andato delineando un altro fenomeno legato al bullismo, anche in questo caso diffuso soprattutto fra i giovani, il cyberbullismo

 

Il bullismo come fenomeno sociale e deviante è oggetto di studio tra gli esperti delle scienze sociali, della psicologia giuridica, clinica, dell'età evolutiva e di altre discipline affini. Non esiste una definizione univoca del bullismo per gli studiosi, sebbene ne siano state proposte diverse. E' possibile tuttavia individuare le caratteristiche generali del fenomeno in questione: (*) 

 

Il termine bullismo non indica qualsiasi comportamento aggressivo o comunque gravemente scorretto nei confronti di uno o più [...], ma precisamente [...] "un insieme di comportamenti verbali, fisici e psicologici reiterati nel tempo, posti in essere da un individuo, o da un gruppo di individui, nei confronti di individui più deboli". La debolezza della vittima o delle vittime può dipendere da caratteristiche personali o socioculturali. I comportamenti (reiterati) che si configurano come manifestazioni di bullismo sono vari, e vanno dall'offesa alla minaccia, dall'esclusione dal gruppo alla maldicenza, dall'appropriazione indebita di oggetti fino a picchiare o costringere la vittima a fare qualcosa contro la propria volontà. 

 

(*) (Guarino, A., Lancellotti, R., Serantoni, G. Bullismo. Aspetti giuridici, teorie psicologiche e tecniche di intervento, pp. 13-14. Franco Angeli, Milano 2011). 

 

 

Abbiamo voluto iniziare con queste parole di chiarimento sul tema proprio per far comprendere in questo breve articolo fondamentalmente due cose: 

  • La prima è che questo fenomeno così diffuso negli ultimi anni tra gli adolescenti, e aggiungerei non solo in ambito scolastico, parte da bisogni specifici tra gli adolescenti che non riescono sempre a gestire in modo corretto l’uso dei social;
  • La seconda è che il fenomeno negli ultimi anni in crescendo, dimostra come la tecnologia utile per acquisire competenze in certi ambiti, se non è utilizzata in modo corretto sfocia in simili devianze comportamentali. 

 

In questo primo articolo è nostro interesse sottolineare comunque alcuni aspetti che riteniamo utili condividere che sono il frutto della nostra esperienza dopo un anno definiamolo, sperimentale, di lavoro nella scuola. Abbiamo potuto constatare che l’informazione precisa su alcune norme comportamentali tra gli adolescenti è molto approssimativa; tra loro infatti, a seguito di un’inchiesta effettuala di indagine, non risultano preoccupanti o offensivi alcuni atteggiamenti considerati invece, per la maggior parte, dannosi e lesivi della dignità della persona, tanto per cominciare, poi anche dannosa per alcuni dei suoi aspetti a livello personale e psicologico. 

 

Abbiamo lavorato nella direzione della sensibilizzazione e dell’informazione, siamo stati ad ascoltare tanti ragazzi in una fascia di età compresa tra i 12 e i 15 anni, ed abbiamo avuto una sensazione: la maggior parte dei ragazzi che sono stati contattati, non si rendono conto dei pericoli che sono contenuti nella rete, e che l’essere social significa avere una buona percentuale di amici “irreali” che ti contatta, ti ammira e ti apprezza per le cose che fai. 

 

Una buona parte dei ragazzi sensibilizzati sui pericoli che ad esempio si nascondono nella rete, come nel cyberbullismo, si rendono conto che a volte parlare in un determinato modo sui social sembrava innocuo ma si rendono conto che l’offesa procurata nella rete con la divulgazione di notizie, immagini considerate come personali, può nuocere e pesantemente. 

 

Nelle scuole dove ho lavorato quest’anno, abbiamo attivato diverse procedure per la prevenzione: ci si è attivati con il progetto Generazioni Connesse, così come previsto dalla normativa vigente, e abbiamo attivato un progetto di sensibilizzazione creando una pagina facebook “Bullismo e Cyberbullismo: Noi Diciamo No!!!) perché potesse diventare un canale di dialogo e di condivisione di ogni idea, esperienza, bisogno specifico tra i ragazzi.

 

Da questa esperienza ne è scaturita una visione d’insieme molto interessante. La maggior parte dei ragazzi con entusiasmo ha voluto essere protagonista, come è giusto che sia, per una campagna di sensibilizzazione sul tema: con la creazione di locandine e spot in favore dei ragazzi vittime di bullismo, con la partecipazione alle iniziative proposte nei vari ambiti disciplinari, si è celebrato insieme la “Prima Giornata Nazionale contro il Bullismo” il 7 febbraio 2017 e in quell’occasione le autorità locali hanno potuto constatare che il tessuto sociale è sano, voglioso di essere protagonista ma sano nonostante le difficoltà vissute ogni giorno. 

 

Ma perché allora interessarsi o parlare del bullismo? Perché vederlo come un vero problema che ha necessità di interventi personalizzati e/o collettivi? In questo articolo oggi ci soffermiamo solo ancora qualche istante a parlare del bullismo come richiamo e manifestazione di un disagio espresso dal mondo giovanile. 

 

Nonostante la positività di una buona parte dei giovani, vi è un’altra parte che ahimè non riesce a separare la sua personale esperienza dalla realtà virtuale; le due situazioni si fondono ed è là che sorgono problemi. 

 

La campagna di sensibilizzazione necessaria è quella di sostenere bullo e bullizzato, vittima e presunto carnefice in quanto in entrambi vi è un disagio, una difficoltà che viene ad esprimersi in questi termini eccessivi, lesivi e dannosi per se stessi per le conseguenze che ne seguono e per le presunte vittime perché le si danneggia a volte in modo permanente e irreversibile. 

 

Il bullismo e il cyberbullismo sono un frutto della modernità dei nostri tempi: genitori sempre più soffocati da impegni personali e lavorativi che affidano le sorti dell’educazione dei propri figli ad altri che non sono loro…Tale fenomeno non può essere un allarme infinito, da qui la necessità di trovare strategie giuste, equilibrate e vere per aiutare i giovani ad un uso corretto dei social. 

 

La campagna di informazione e di formazione voluta fortemente dalle autorità competenti (Ministero della Pubblica Istruzione. Enti locali, Polizia, Carabinieri, ecc) non deve lasciare il posto all’impegno personale di tutti per spingere le nuove generazioni ad un uso consapevole e responsabile dei mezzi di comunicazione di massa. Necessari un buon livello di competenze e di conoscenze nel settore e una buona dose di amore e di umanità che insieme sono una ricetta vincente.




Profilo del medico - Prof. Maria Pia Cirolla

Nome:
Maria Pia Cirolla
Azienda:
"I.C. A.Toscanini" Aprilia (LT)
Occupazione:
Docente Incaricata di Irc e Dottore in Teologia della Vita Consacrata
Contatti/Profili social:
facebook


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