L'educazione del bambino

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L'educazione del bambino

18-07-2011 - scritto da buchal

L’etimo della parola “educazione” è latino e significa “tirar fuori” o “far emergere”.

Educare, nel suo vero senso, è far sì che una persona esprima ciò che vi è dentro di essa.

In altri termini, è aiutare una persona a essere quello che è, a “realizzarsi” come si usa dire oggi, a sviluppare le sue potenzialità, a evolvere.
Ma perché un individuo possa evolvere occorre che disponga degli strumenti che gli servono per questo scopo. Ecco quindi il primo compito dell’educazione: mettere a disposizione dell’essere umano tutti quegli strumenti che gli sono necessari per procedere sul cammino della propria evoluzione.
Questi strumenti sono molti. Un numero tendenzialmente infinito. Se ne può citare qualcuno, come l’affetto, un affetto sincero, generoso, e magari un po’ esuberante. E con esso tutte quelle qualità che sono un contrassegno dell’atmosfera vivificata da chi sa amare. E’ l’ambiente che educa il bambino, il comportamento dei genitori, il loro calore, il loro stato d’animo. Non le parole.
Il clima familiare, al quale il bambino è estremamente sensibile, è veramente di un’importanza smisurata. Con un figlio di qualunque età, ma con un bambino piccolo in particolare, occorre essere sempre equilibrati, tranquilli, sereni. Possibilmente felici. Un rapporto educativo fondato sull’ansia, o sull’impazienza, o sulla frustrazione, o sulla rassegnazione, o sulla preoccupazione, non è certo il migliore. Per conquistare il mondo o per imparare a vivere civilmente con i suoi simili, il bambino ha bisogno di essere contento e soddisfatto sia del mondo che degli uomini. E lui è contento se sono contenti coloro che lo circondano. Mi sembra importante ricordare, fra l’altro, che è dalla gioia che nasce l’amore e non dall’ansietà, dall’iperprotezione, dalla continua paura o dai cosiddetti “sacrifici”. I quali, se vogliamo essere sinceri, servono molto più ai genitori per sentirsi vittime dei figli che non al benessere fisico e psicofisico dei figli stessi.
Se una cosa qualsiasi, fatta per un bambino, deve essere sacrificio, meglio non farla. Starà sempre meglio un bambino un po’ meno sorvegliato a vista, un po’ meno assediato da certe attenzioni che rischiano di diventare soffocanti, un po’ meno piantonato da persone costantemente in allarme, ma che in cambio abbia dei genitori allegri e sinceramente amorevoli, di un altro che sia super-assistito ma che debba subire un clima familiare irascibile, estenuante e deprimente.
Questo concetto del sacrificio, tanto diffuso, mi pare abbastanza poco ragionevole. Il bambino ha bisogno di avere intorno a sé gente affettuosa e lieta e non persone che passano il loro tempo a sacrificarsi lamentevolmente. Il bambino ha il diritto di sapere che la vita è degna di essere vissuta e non di avere, fin dalla culla, un’immagine tetra e sconsolante.
Forse sarebbe il caso di tenere a mente che l’educazione è qualcosa di ben diverso da un allenamento alla tristezza, al malumore, allo sconforto e alla querimonia.
E non si dica che il bambino è insensibile alle tensioni psichiche delle persone che vivono con lui e che “tanto, non capisce niente”. Capisce eccome. E capisce soprattutto se i genitori gli danno il loro affetto con gioia e generosità, o se si preparano a ricordargli, un giorno, che vogliono essere ripagati “di tutti i sacrifici che hanno fatto per lui.”
Un clima di affetto e di serenità dà, come logica conseguenza, un senso di sicurezza. E questo è un altro mezzo con cui il bambino lavora al suo progresso.

Testo ricavato a pag.176 del volume di Marcello Bernardi: “Educazione e libertà” Un libro per riflettere. “Non c’è educazione senza libertà e non c’è libertà senza educazione.” Fabbri Editori

Bianca Buchal

Profilo del medico - buchal

Nome:
BIANCA BUCHAL
Professione:
Altro Operatore Sanitario
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