Il disagio psicologico nei bambini adottati

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Il disagio psicologico nei bambini adottati

28-04-2014 - scritto da Pietro De Santis

Il disagio psicologico nei bambini adottati
Non disponendo di statistiche precise faccio riferimento “all'esperienza sul campo”: essa m'induce a pensare che, intorno ai sette anni d'età (più o meno), i bambini adottati esprimano con forza un disagio rimasto precedentemente quasi sopito, sotterraneo. Si rivela attraverso una grande rabbia, spesso trattenuta grazie a rituali preoccupanti: tremori, rigidità muscolari, ottusa indifferenza ai gesti affettuosi; oppure attraverso un'iperattività, sorda a qualsiasi richiamo ed esasperante fino al limite della tolleranza. Nello stesso tempo, a scuola, si evidenziano importanti difficoltà di concentrazione e di espressione verbale; la grafia è brutta ed il corsivo impossibile.

Tali manifestazioni divengono più ostinate se i bambini adottati sono in coppia: gelosie ed invidie divengono intense e destrutturanti. Anticipando spesso i segnali “oggettivi” provenienti dalla scuola, il racconto angoscioso dei fatti è riportato dai genitori: le madri risultano ansiose ma, anche, più determinate; i padri, meno ansiosi, sono piuttosto tolleranti. Nelle coppie adottive raramente il padre è “assente”, anzi...

In generale i segnali “oggettivi” della scuola collimano con i contenuti dei resoconti genitoriali; la concordanza, cui viene attribuito il valore di conferma, non deve però rimuovere la curiosità (e il dubbio) di verificare se gli uni e gli altri segnali non si amplifichino a vicenda: allora sarebbe bene ridurre al minimo il confronto fra le “parti” (cioè bene che genitori e le maestre comunichino il meno possibile e si astengano dal riferire i propri timori ed interpretazioni). In ogni caso si può avanzare l'ipotesi che siano l'ingresso e la permanenza nel primo ciclo scolastico a risvegliare il disagio di cui si è detto: in particolare le invidie e le gelosie.

Infatti il potenziamento dell'attività educativa con l'assunzione dei doveri, la richiesta di prestazioni importanti e l'inevitabile conseguenza del confronto con i compagni, unite ad una autosvalutazione sempre più consapevole, alla rabbia per essere stati abbandonati insieme all'ambivalenza verso i genitori adottivi divengono una miscela esplosiva che ha forti probabilità di deflagrare. Le “mamme maestre” distribuiscono in modo ineguale premi e punizioni e altrettanto fanno le “mamme legali”: così la sempiterna competizione tra fratelli “legali” e fratelli “scolastici” accende la miccia.

Cosa fare? Prima di tutto un'attività di prevenzione dovrebbe anticipare l'ingresso nella vita scolastica del primo ciclo: essa dovrebbe consistere nello svelare le dinamiche che entreranno in gioco, allo scopo di prevenire l'ansia materna.
A problema innescato, poi, diviene importante lavorare con il bambino per attenuarne la rabbia e superare (almeno in parte) i contenuti dell'autosvalutazione; nello stesso tempo è opportuno sostenere i genitori aiutandoli a riconoscere e risolvere le eventuali incoerenze affettivo-educative.


Pietro De Santis
Psicologo Psicoterapeuta
Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali

Profilo del medico - Pietro De Santis

Nome:
Pietro De Santis
Comune:
Roma
Telefono:
0632652401, fax 0632652433
Occupazione:
Socio fondatore dell’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali
Specializzazione:
Psicologia
Contatti/Profili social:
email sito web


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