Linfedema: cos'è e come si cura

Linfedema: cos'è e come si cura

11-07-2018 - scritto da Paola P.

Il linfedema è un abnorme ristagno di linfa che può colpire i pazienti oncologici, ma non solo.

L’asportazione dei linfonodi può causare la formazione di edemi a carico degli arti, scopriamo come intervenire.

 

La formazione di un linfedema è una delle possibili conseguenze di un intervento chirurgico per l’asportazione di masse tumorali con annessi linfonodi. Linfedema è una parola composta, che unisce i due termini edema (gonfiore), e linfa. Pertanto è facilmente intuibile che stiamo parlando di una patologia che si verifica a carico degli arti (braccia o gambe), ma anche genitali esterni, quando per vari motivi si verifichi un blocco nel drenaggio della linfa, che è quel liquido sieroso composto da proteine, elettroliti, acqua e altro materiale di scarto che circola nei vasi linfatici per essere filtrato ed eventualmente eliminato.

 

Il nostro sistema linfatico opera parallelamente, ma seguendo una direzione contraria, rispetto a quello della circolazione sanguigna, e quando siamo in salute e tutto funziona come dovrebbe, non ci accorgiamo di avere nel corpo questo secondo fluido che continuamente si forma e si smaltisce. Ma quando nei punti di snodo del sistema vascolare linfatico, che sono i linfonodi o linfoghiandole, si verifica un intasamento, ecco che la linfa invade i tessuti circostanti non riuscendo più a defluire correttamente, e avremo l’edema, il gonfiore.

 

Per parlare di linfedema vero e proprio, ovvero di un problema medico, si devono verificare le seguenti condizioni:

  • Il gonfiore, ovvero l’accumulo di linfa nell’arto o nella zone genitale, non regredisce neppure in posizione anti-fatica e anti-gravità (antideclive), né con il riposo;
  • L’edema produce una deformazione dell’arto o del tessuto in cui si verifica, con riduzione importante della funzionalità;
  • L’edema può a sua volta provocare conseguenze a livello cutaneo come la formazione di verruche, ulcere e infezioni. La linfa che ristagna nel tessuto sottocutaneo, infatti, favorisce le infiammazioni e impedisce una corretta circolazione sanguigna.

 

Non stiamo parlando, quindi, del comune gonfiore da ritenzione idrica, che colpisce soprattutto le donne e spesso si accompagna ad altri inestetismi come la cellulite. Il linfedema è piuttosto localizzato, e sebbene possa anche essere idiopatico (cioè esordire senza cause apparenti o per problemi congeniti), nella maggior parte di casi esso si manifesta in soggetti ben precisi, ovvero chi:

  • Abbia subito l’escissione di stazioni linfonodali (che si trovano sotto le ascelle, nel collo, nell’addome e nell’inguine) per curare tumori maligni. Un tipico esempio è il linfedema del braccio che si può verificare in donne che abbiano subito l’asportazione di una mammella e dei linfonodi ascellari;
  • Abbia subito traumi o lesioni tali da compromettere la funzionalità del sistema linfatico;
  • Sia soggetto a parassitosi e altro tipo di infiammazione che colpisce i linfonodi e tessuti circostanti;
  • Sia alle prese con un'obesità importante (con indice di massa corporea superiore a 30).

 

 

Il linfedema si forma progressivamente, con un peggioramento graduale ma inesorabile. Inizialmente l’arto appare gonfio ma il colore della cute permane roseo, e buona è palpabilità. In seguito, quando il ristagno linfatico si cronicizza, la zona diventa dura e il linfedema inizia a provocare dolore e fastidio anche al minimo movimento, la pelle si scurisce e la zona può apparire calda. Pian piano l’arto diventa una sorta di blocco unico, che vien definito “a colonna”, e conviverci comporta un notevole carico di disagio psicologico, oltre che fisico.

 

A quel punto come si interviene? Per capire la gravità del problema sarà necessario sottoporsi ad alcuni esami, tra cui la linfoscintigrafia del linfedema e la risonanza magnetica linfatica, e solo successivamente sarà possibile stabilire una terapia adeguata, caso per caso. In linea di massima esistono soluzioni chirurgiche, il cui scopo è quello di sbloccare i dotti linfatici permettendo finalmente alla linfa di fluire, ed eventualmente ricostruire, attraverso un sofisticato intervento di microchirurgia, i vasi linfatici con autoinnesto. Può essere inoltre molto importante la terapia riabilitativa: linfodrenaggio manuale, ginnastica drenante, uso di tutori e bendaggi elastici. La partecipazione del paziente nella riabilitazione sarà indispensabile per avere un buon risultato. 

 

 

E ora, direttamente dall'esperta Stella Maris Glowinski, Massofisioterapista e referente del dott. Stefano Martella, Primario di chirurgia plastica generale ricostruttiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano, un elenco con 16 preziosissime regole da seguire per la prevenzione del linfedema del braccio:

 

 

  • Evitare le bruciature, le punture, i prelievi di sangue nell'arto;
  • Usare delle creme idratanti neutre e leggere o dei prodotti naturali, per evitare il prurito della pelle a contatto con i tessuti;
  • Tenere il braccio protetto dalle punture degli insetti;
  • Avere sempre a portata di mano una crema antinfiammatoria;
  • Non graffiarsi e non grattarsi;
  • Non fare lavori pesanti con il braccio malato, né trasportare pesi;
  • Evitare di esporre l'arto troppo a lungo al sole;
  • Se possibile, non portare anelli e braccialetti: potrebbe verificarsi un rigonfiamento improvviso;
  • Tenere sempre un antibiotico in casa, poiché un taglio può provocare una linfangite. Chiedere subito l'intervento medico;
  • Non lavare senza guanti di gomma: il contatto diretto con i detersivi potrebbe provocare una dermatite, che potrebbe trasformarsi in una linfangite;
  • Attenzione ai diuretici! Un uso prolungato fa sì che i liquidi siano eliminati, ma alla fine la fibra si deposita nei tessuti e diventa impossibile eliminarla;
  • Non eseguire terapie sconosciute al braccio: il vero linfodrenaggio non inizia mai nella zona colpita, ma parte dalle zone sane per poi arrivare a lavorare solo in seguito sulla parte compromessa;
  • In caso si esegua un lavoro per cui il braccio debba stare molte ore piegato, fare uno sforzo o scrivere a lungo, effettuare regolarmente della ginnastica isometrica evitando di affaticarlo;
  • Mangiare in modo ordinato e regolare, cibi poveri di grassi e poco proteici, aiuta a non caricare il sistema linfatico con delle scorie che rendono difficile il drenaggio dei liquidi;
  • Bere da 1 a 2 litri di liquidi il giorno, (acqua, tè, tisane, ecc.) aiuta la diuresi;
  • Evitare di usare un reggiseno troppo stretto.


A cura di Paola P.
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