Tumore al seno: come affrontare linfedema e linfangite

Tumore al seno: come affrontare linfedema e linfangite

20-06-2018 - scritto da Francesca Morelli

Linfedema e linfagite: le cause di queste possibili conseguenze della mastectomia, i trattamenti, la prevenzione e i consigli utili per le donne operate di tumore al seno.

Nel video, i consigli utili sul linfedema e la linfagite di Stella Maris Glowinski, Massofisioterapista.

 

Sviluppare il braccio gonfio, clinicamente noto come linfedema, dopo un intervento per tumore al seno, soprattutto una mastectomia, non è una assoluta certezza, ma una forte probabilità. Colpisce infatti una donna su 4, che a breve distanza dalla chirurgia, o anche dopo anni dall’operazione e a seguito di cicli di radioterapia, potrebbe notare la comparsa di un ingrossamento del braccio o di parte di esso, prevalentemente localizzato nella zona del gomito e dell’avambraccio, fino alla mano.

 

Il linfedema: una pesantezza limitante

Non è dolore quello che si avverte quando si sviluppa il linfedema, ma una sensazione di "pienezza" e pesantezza del braccio che ne limita anche il movimento. Aumentano le difficoltà ad alzare l’arto, diminuiscono la flessibilità della mano e del polso, tanto da rendere più difficile anche infilare la manica di un abito o di una giacca. Si prova fastidio a indossare indumenti stretti, anelli, orologi e bracciali che comprimono dita e polsi o si nota un indurimento della pelle. E' la classica sintomatologia del linfedema che disturba la donna anche per l’esito antiestetico sull’intero braccio, pesante dal punto di vista psicologico, tanto quanto la sensazione fisica.

 

Il cattivo drenaggio alla base del linfedema

Nel 99% dei casi la causa della formazione del linfedema è un accumulo eccessivo di liquidi e proteine nei tessuti che vengono drenati in misura minore o con meno efficacia. Infatti durante l’intervento al seno vengono asportati anche uno o più linfonodi ascellari e/o il linfonodo sentinella che di norma svolgono un'azione di drenaggio dei liquidi come di altre sostanze che devono essere eliminate. Dunque il linfedema, in buona sostanza, è un gonfiore da ristagno dipendente da un rallentamento della circolazione della linfa nel braccio non più adeguatamente supportata da tutti i linfonodi che erano preposti al compito.

 

 

La linfagite: quando i vasi linfatici si infiammano

Una possibile conseguenza del linfedema, che può essere considerata un'evoluzione o una complicanza della problematica, è rappresentata dalla linfangite, cioè un'infiammazione dei vasi linfatici, di norma di origine batterica. Di cui i maggiori responsabili sono lo Streptococco beta-emolitico di gruppo A ma anche StafilococchiSpirillum minusBrugia malayiPasteurella multocida e Wuchereria bancrofti.

 

Il dolore rappresenta il sintomo che differenzia la linfangite dal linfedema. Al tatto, quanto cioè il braccio o l’area interessata vengono sottoposti a pressione, fanno male; la pelle appare arrossata e calda, talvolta anche striata da venature rosse di norma localizzate nella zona interna del braccio. Questi sintomi possono associarsi anche a febbre, brividi, cefalea, dolori muscolari, malessere, stanchezza generalizzata, inappetenza fino alla possibile comparsa di tachicardia.

 

A un medico esperto, per fare la diagnosi di linfangite sono di norma sufficienti la descrizione dei sintomi e la palpazione dei linfonodi che appaiono ingrossati. Solo in alcuni casi potrebbe essere necessario eseguire una biopsia su un campione di tessuto, utile a stabilire la causa che ha provocato l’insorgere della problematica o un’emocoltura, cioè la coltura di un campione di sangue ottenuto in condizioni di sterilità, per valutare se l’infezione ha raggiunto il circolo ematico.

 

La terapia della linfagite

La linfangite è curabile e la terapia passa da due o tre fasi, anche in funzione della natura acuta o cronica della problematica. Nella forma acuta, dapprima occorre mettere a riposo l’arto, senza immobilizzarlo, mentre è sempre indispensabile, in entrambe le forme, la terapia farmacologica: prima con antibiotici a largo spettro che hanno minore specificità e sono dunque attivi contro l’azione di diversi microrganismi, e in caso di necessità mirati poi alla natura del battere. In associazione agli antibiotici potrebbero essere assunti antinfiammatori e analgesici, per ridurre l’infiammazione e alleviare il dolore.

 

La chirurgia è opzionale: viene cioè adottata solo quando sia necessario rimuovere il focolaio iniziale di infezione, come un ascesso ad esempio.

 

Infine, in caso di linfangite potrebbe essere molto utile una terapia riabilitativa post mastectomia, concordata con il medico e il fisioterapista, per mobilizzare il braccio e sgonfiarlo più facilmente.

 

Ma quali consigli pratici per la donna operata di tumore al seno, per prevenire e affrontare il linfedema e la linfagite? Ce ne parla Stella Maris Glowinski, Massofisioterapista e referente del dott. Stefano Martella, Primario di chirurgia plastica generale ricostruttiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

 

Video intervista a Stella Maris Glowinski, Massofisioterapista.

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A cura di Francesca Morelli, Giornalista pubblicista iscritta all'Albo dal 2014, collaboratrice di testate web di medicina, scienza, salute e benessere specializzate in prevenzione, oncologia, alimentazione, medicina e medicina di genere, pediatria, e-health.

 

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