Se il bambino dice parolacce, cosa fare?

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Se il bambino dice parolacce, cosa fare?

06-09-2013 - scritto da Cinzia Iannaccio

Il bambino dice una parolaccia: sentita all’asilo?

Come comportarsi se il bambino piccolo dice le parolacce: consigli

Se il bambino dice parolacce, cosa fare? Se il bambino piccolo o il ragazzino dice le parolacce, è certo che da qualche parte le ha sentite. Fondamentale nel bloccare sul nascere tale linguaggio scurrile è la reazione di noi genitori. La prima cosa da fare dunque è un serio esame di coscienza: quante volte nel parlare comune ci sono scappate brutte parole volgari?

Per ciò che mi riguarda, raramente, ma quelle poche volte mi sono sempre resa conto che le utilizzavo come intercalare e non come offesa vera e propria: è per me la cosa peggiore perché banalizza il significato delle parole e delle parolacce, per cui ci sto particolarmente attenta e quando me ne scappa una davanti ad un bambino (anche se non è mio figlio), al massimo una volta l'anno....chiedo sempre scusa “perché non si dice”.

Purtroppo in molte famiglie le parolacce sono all’ordine del giorno, infiocchettate di bestemmie. In questi contesti capita spesso che il bimbo piccolo ripeta uno dei termini sentiti e mamma e papà (ma anche nonni e zie) reagiscono col ridere e raccontare il giro il fatto, come se fosse un grande prodigio. Il bimbo comprende, erroneamente, di aver fatto cosa gradita e quindi si approprierà del linguaggio scurrile senza problemi per poi utilizzarlo anche a scuola, asilo, materna o elementare che sia, anche senza capirne veramente il significato, ma solo perché ha l’effetto di attirare l’attenzione su di se.

Ma questo è un caso estremo seppur frequente. Nelle famiglie normali, in cui si presta attenzione al linguaggio dei propri figli, come occorre comportarsi alla prima parolaccia? Psicologi e pedagogisti suggeriscono, laddove la parola giunga da un bimbo molto piccolo, di fare finta di nulla al primo colpo e di spiegare con tono calmo che certe parole non si dicono, nell’eventualità che vi sia un secondo tentativo da parte del piccino.

Il bimbo nel percepire la parolaccia o la bestemmia, riesce a comprendere infatti che si tratta di un qualcosa di trasgressivo e cerca di riportarla subito in famiglia a dimostrazione di un suo grande successo, una nuova acquisizione. Rimproverarlo subito bruscamente significa fargli venire un profondo senso di colpa capace di rimanere nella sua mente per molto tempo, insieme alla parolaccia.

Questa invece si dimentica se non provoca effetti di sorta nei genitori.
E’ buona norma, qualunque sia l’età dei bambini, non solo non dire parolacce in casa, ma anche spiegare loro il perché, laddove queste, nonostante l’iniziale indifferenza proseguano ad essere pronunciate:

“Una principessa non dice parolacce”

“Esistono tante altre parole per esprimere il medesimo concetto, senza essere volgari, …”

“Un bambino bravo ed educato, non usa queste parole”

“ La mamma del tuo migliore amico non ti farà più andare a casa sua se sente che dici queste brutte parole”

Al proposito, mi è capitato di ospitare un bambino della materna, amico di mio figlio che dice spesso le parolacce e con calma, non appena l’ho sentito pronunciarne una gli ho spiegato che se ne diceva un’altra non lo avrei più invitato perché a casa nostra non si dicono: ha funzionato, senza fare la cattiva o offenderlo.

Per il resto, ciò che conta è l’esempio e la coerenza: guai a pretendere da un ragazzino che non dica parolacce se si continuano a pronunciare e se il piccolo vi fa presente che anche voi le dite ……. basta chiedere scusa ed ammettere che anche i grandi possono sbagliare, ma che non si ripeterà più, esortandolo a cambiare modalità d'espressione tutti insieme.

Solo dopo questi tentativi se non funzionano ed il ragazzino persevera non esitate a rimproverarlo bruscamente, a spedirlo in camera sua senza giochi o telecomando della tivù: è il caso di passare a punizioni concrete!

Foto: Flickr

A cura di Cinzia Iannaccio, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2007, blogger, specializzata nel settore della salute e del benessere.
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