Sindrome da burnout: quando il lavoro fa male

Sindrome da burnout: quando il lavoro fa male

17-04-2018 - scritto da Paola Perria

Esaurimento, sfiducia nelle proprie capacità, insonnia: scopri i sintomi e le possibili cure del burnout.

La sindrome è generata da una serie di concause collegate con la propria mansione professionale e con l’ambiente lavorativo.

 

Se hai un lavoro – cosa purtroppo non scontata di questi tempi – e magari ricopri quell’incarico da qualche tempo, prova a rispondere alle seguenti domande sul tuo livello di soddisfazione generale:

  • Vai al lavoro contento o ti trascini letteralmente pensando che ti piacerebbe fare tutt’altro?
  • Ti accorgi di essere diventato cinico, disilluso o molto critico a proposito delle tue incombenze professionali, come se per te non avessero più significato?
  • Sei spesso nervoso e irritabile nei confronti dei tuoi colleghi o clienti?
  • Ti senti improduttivo, come se non riuscissi a combinare nulla nonostante l’impegno che metti in ciò che fai?
  • Di recente hai ripreso a fumare, bevi più del solito o ti abbuffi di dolci?
  • Hai difficoltà a dormire o la qualità del tuo riposo notturno è peggiorata, sicché ti senti sempre esausto?
  • Soffri in modo ricorrente mal di testa, mal di schiena, sciatica, o ti capita di avere malesseri improvvisi mai sperimentati prima?

 

Sei hai risposto sì a più della metà dei quesiti, stai bene attento, perché potresti essere a rischio di burnout.

 

Cos’è? È una forma di stress da lavoro che in parte somiglia al tipico esaurimento nervoso che può subentrare quando ci si è accollati troppe responsabilità, ma che presenta anche delle caratteristiche diverse. Può infatti combinare sintomi di depressione – umore nero, sfiducia nelle proprie capacità, sensazione di nullità – con disturbi psicosomatici di vario tipo, tra cui spossatezza, insonnia, ansia, aumento di peso, indebolimento del sistema immunitario ed estrema vulnerabilità alle infezioni ecc.

 

Perché succede questo, e chi è a rischio di sviluppare la sindrome da burnout? Diciamo subito che non è solo il lavoro in sé, naturalmente, a provocarlo, per quanto sia faticoso o poco rispondente alle proprie aspettative. La sindrome è generata da una serie di concause collegate con la propria mansione professionale e con l’ambiente lavorativo, ma anche con la propria personalità, ed è un processo che necessita di tempo per far maturare il malessere. Per questo è molto importante individuare i segnali premonitori e agire prima di ritrovarsi completamente scoppiati.

 

Ecco i fattori di rischio da considerare:

  • Mancanza di potere decisionale. Sentire di non avere controllo sulle decisioni che avranno un effetto diretto sul proprio lavoro, non poter scegliere, ma subire le disposizioni altrui su tutto quello che concerne la propria mansione professionale può portare ad un burnout
  • Aspettative di lavoro opache. Il non sapere esattamente in cosa consista il proprio lavoro, cosa ci si aspetta o cosa si dovrebbe fare, è possibile fattore di rischio per un burnout. Tipico il caso di chi non ha direttive chiare dal proprio capo o haresponsabilità non definite
  • Dinamiche di lavoro disfunzionali. Che significa? Che lavori in un ambiente “tossico”, che le persone con cui ti rapporti ogni giorno ti caricano di emozioni negative come rabbia, frustrazione, impotenza, sfiducia, umiliazione. È tipico degli ambienti al limite del mobbing, dove dominano competitività estrema e tensione sotterranea
  • Valori e principi non condivisi. Può accadere che i valori anche etici che per te sono fondamentali nello svolgimento del tuo lavoro e che in parte coincidono con gli obiettivi da raggiungere, non siano però gli stessi dei tuoi collaboratori, colleghi, capi o dipendenti, ragion per cui la sensazione che provi è di grande frustrazione e disillusione. Un’amarezza che alla lunga può danneggiarti
  • Lavoro poco rispondente alle proprie qualifiche. Se il tuo lavoro non ti piace, non valorizza le tue competenze e non ti fa sentire utile in alcun modo, è probabile che sia a rischio di burnout
  • Eccessivo carico di lavoro o mansioni noiose e ripetitive. Rappresentano i due estremi che sono negativi allo stesso modo. Lo stress subentra in entrambi i casi
  • Isolamento. Se lavori da solo, isolato dagli altri, puoi finire per sentirti alienato
  • Nessun equilibrio nella vita lavorativa. Se il tuo lavoro ti sottrae tutto il tempo libero o quello da dedicare alla famiglia e alla vita sociale, se non riesci mai a staccare la spina, il burnout è dietro l’angolo

 

Ci sono professioni più a rischio? Evidentemente sì, ed è bene saperlo:

  • Tutti i ruoli professionali in cui ci si identifica totalmente (risponde alla domanda: io sono il mio lavoro)
  • I lavori usuranti che prevedono molte responsabilità sulle spalle della stessa persona senza la possibilità di delegare
  • Le professioni di cura (ambito sanitario, sociale, educativo) che comportano un forte stress emotivo
  • Lavori monotoni, alienanti, che non prevedono modifiche nel tempo

 

Come prevenire la sindrome da burnout, o uscirne nel migliore dei modi? Se licenziarti non è un’opzione praticabile, è però necessario apportare dei cambiamenti, quelli giusti caso per caso. Ma in linea generale, ecco i consigli degli psicologi:

  • Gestisci i fattori stressogeni che hanno determinato il tuo burnout lavorativo. Significa che devi fare una attenta revisione di ciò che realmente ti fa star male nel tuo lavoro. È il punto di partenza
  • Considera le diverse opzioni. A seconda del tuo tipo di lavoro, potresti provare ad apportare alcune modifiche tra cui: il passaggio al part-time, la condivisione (job-sharing), il cambio di mansione, il telelavoro ecc. Oppure potresti richiedere un aiuto professionale che ti affianchi, anche, ad esempio, un mentore che ti motivi o uno psicologo del lavoro
  • Cambia il tuo atteggiamento. Se sei un ipercritico, se sei diventato cinico e disilluso, prova a rivedere il tuo approccio al lavoro. Ad esempio cambiando il tuo modo di porgerti con i colleghi, soci, dipendenti o superiori, facendo delle piccole pause ogni tanto, concentrandoti sugli aspetti positivi della tua professione, sicuramente ce ne sono! Nel tempo libero dedicati ad attività e hobby gratificanti e piacevoli
  • Cerca supporto. Chiedi l’appoggio e l’aiuto della tua famiglia, degli amici, o di un terapeuta professionista, ma esistono a che altre possibilità come gli AMA (gruppi di mutuo auto aiuto), il sindacato, gli enti preposti all’assistenza delle categorie professionali ecc.
  • Valuta le tue competenze, abilità, talenti. A volte l’unica possibilità per uscire da un burnout è cambiare lavoro. Ma per farlo, è necessario valutare un’opzione alternativa che abbia le caratteristiche giuste per far emergere le tue qualità. Sii onesto, ma anche e soprattutto aperto. Talvolta il lavoro giusto proviene dal mondo degli hobby, o da una qualifica professionale che non è mai stata utilizzata e giace nel cassetto…
  • Fai sport. L’attività fisica ti aiuta a ripulire la mente dai pensieri ossessivi, migliora la tua salute e l’autostima, ti fa dimagrire. Sono aspetti che ti aiutano a ritrovare l’equilibrio e la positività
  • Cura l’igiene del sonno. Dormire poco e male è un sintomo, ma anche una causa di burnout ed esaurimento. Quindi fa tutto quello che è necessario per riposare bene la notte

 

Fonte | Mayoclinic.org

Foto | via Pixabay.com



A cura di Paola Perria, Giornalista pubblicista iscritta all'Albo dal 2009, Master I livello in Gender Equality-Strategie per l’equità di Genere con tesi sulla medicina di genere.
Profilo Linkedin di Paola Perria
 

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