Allergie alimentari: gli esami da non fare

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Allergie alimentari: gli esami da non fare

18-03-2015 - scritto da Patrizia Frattini

Test fai da te ed esami dalla dubbia efficacia portano molti pazienti ad autodiagnosticarsi molte allergie alimentari inesistenti. Ecco gli esami da non fare.

L'elenco di test dall'efficacia diagnostica non dimostrata.

Allergie alimentari: gli esami da non fare

Esami “alternativi” e diagnosi fai da te potrebbero indurre molti ad una dieta di eliminazione non necessaria. È l’allarme lanciato da Siaip, la Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica, che sottolinea come siano ormai molti i test in commercio che promettono diagnosi certe in tema di allergie alimentari ma che molto spesso conducono a falsi positivi e a diete che escludono inutilmente alcuni alimenti.

 

Per questo, Siaip ha diffuso un elenco di test da non fare, in caso di sospetta allergia alimentare, poiché privi di validazione scientifica:

  • Il test citotossico o test di Bryan
  • Il test di provocazione e neutralizzazione sublinguale o intradermico
  • La Kinesiologia applicata
  • Il test del riflesso cardio-auricolare
  • Il Pulse test
  • Il test elettrotermico o Elettroagopuntura secondo Voll
  • Il Vega Test
  • Il Sarmtest
  • Il Biostrenght test e varianti
  • La biorisonanza
  • L’analisi del capello (Hair analysis)
  • Il Natrix o FIT 184 Test

 

Non a caso, ha sottolineato il presidente della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica Roberto Bernardini, questi esami non sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale.

Spesso questi esami non validati conducono alla decisione di eliminare dalla propria dieta una serie di alimenti, senza che necessariamente la causa del malessere avvertito risieda in questi cibi. In alcuni casi la dieta di eliminazione conduce effettivamente ad alcuni benefici, che sono però dovuti in massima parte al fatto che questa eliminazione conduce ad una maggiore attenzione verso il proprio regime alimentare, con il risultato che si tende a fare una dieta più sana ed equilibrata in generale.

Il benessere raggiunto potrebbe rafforzare la convinzione di essere allergici agli alimenti eliminati, inducendo a perseverare nella strada percorsa, con il rischio di eliminare invece dal proprio regime alimentare anche nutrienti importanti, esponendosi al rischio di carenze nutritive che alla lunga influiranno su salute e benessere.

 

Una diagnosi corretta, invece, deve necessariamente passare attraverso delle tappe imprescindibili:

  • raccolta dei sintomi
  • esclusione di possibili cause non legate ad allergie
  • esecuzione di test diagnostici appropriati e validati scientificamente
  • interpretazione dei risultati clinici

 

Maria Antonella Muraro, responsabile del Centro di Riferimento Allergie e Intolleranze alimentari dell’Università di Padova, spiega inoltre: “Una corretta valutazione richiede che il paziente venga sottoposto ad una dieta di eliminazione dell’alimento sospettato di scatenare l’allergia per 15-30 giorni: perché possa essere diagnosticata una allergia alimentare, la dieta di esclusione deve far riscontrare un miglioramento delle condizioni di salute che deve essere stimato almeno superiore al 50%. Infine, per verificare la relazione causa-effetto, è necessario sottoporsi a un test di provocazione, da eseguire sempre e solo sotto controllo medico”.

Infine, il consiglio del medico si rivela fondamentale anche in tutti quei casi in cui un alimento può non essere eliminato del tutto dalla dieta, facendo invece attenzione alle modalità di assunzione. Può capitare infatti di essere allergici al tuorlo d’uovo ma di poter assumere l’albume, di poter mangiare tranquillamente la mela cotta ma non quella cruda, o di essere allergici alla buccia ma non alla polpa. L’allergologia molecolare può venire in aiuto in tutti questi casi, individuando quali parti dell’alimento scatenano la reazione allergica.

I consigli della Siaip sugli esami da non eseguire ed altre utili informazioni sui comportamenti scorretti in fase di diagnosi dell’allergia sono contenuti nel documento “Choosing Wilsely”, pubblicato sull’Organo Ufficale della Siaip.

 

Foto: Pixabay.com

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A cura di Patrizia Frattini aka Rockcopy, copywriter e Giornalista pubblicista iscritta all'Albo dal 2012, da anni attiva (anche, ma non solo) nel settore dell’informazione scientifica e divulgativa.
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ATTENZIONE: le informazioni che ti propongo nei miei articoli, seppur visionate dal team di medici e giornalisti di ForumSalute, sono generali e come tali vanno considerate, non possono essere utilizzate a fini diagnostici o terapeutici. Il medico deve rimanere sempre la tua figura di riferimento.



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