Bambini allergici e mense scolastiche: il dilemma di genitori e insegnanti

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Bambini allergici e mense scolastiche: il dilemma di genitori e insegnanti

07-09-2015 - scritto da Paola Perria

In Italia la maggior parte delle mense scolastiche non prevede menù speciali per i bambini allergici.

Scuola: l’ora del pranzo può diventare un incubo per i bimbi allergici.

Bambini allergici e mense scolastiche: il dilemma di genitori e insegnanti

L’allarme è stato lanciato dall’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, ma il problema non si pone solo per la Capitale: la maggior parte delle mense scolastiche di asili e primarie non è attrezzata a soddisfare le esigenze dei bambini con specifiche allergie e intolleranze alimentari.

Stando alle nude cifre, il problema non è secondario, perché i bambini allergici a qualche tipo di alimento o sostanza alimentare rappresentano circa il 3% del totale dei piccoli con meno di 3 anni, e l’1-3% di quelli in età prescolare e scolare. Inoltre anche l’1% dei teenager manifesta sintomi allergici a qualche cibo.

Questa piccola schiera di minori si ritrova a dover affrontare il momento del back to school con un’ansia in più, quella legata alla fruizione dei pasti a scuola. Secondo l’indagine del Bambini Gesù, infatti, a fronte di un problema in forte aumento, non si assiste ad una parallela organizzazione da parte degli istituti scolastici, e purtroppo si deve registrare un notevole ritardo nel dotare le mense e il corpo insegnante di linee guida adeguate.

Se, ad esempio, rivolgiamo o sguardo altrove in UE, ci accorgiamo che i bimbi con allergie alimentari conclamate (quindi certificate dall’allergologo), sono tutelati in tutto, perché qualora dovessero manifestare i sintomi di uno shock anafilattico a seguito dell’ingestione accidentale di sostanze per loro avverse, possono essere soccorsi immediatamente dal personale scolastico adeguatamente formato e autorizzato a sottoporli al trattamento previsto (ovvero, nei casi limite, l’iniezione di adrenalina).

Ma in Italia non esistono disposizioni analoghe, non esiste neppure una normativa univoca che stabilisca cosa e come il personale scolastico debba comportarsi in casi come questi.

Il problema maggiore, però, si pone a monte, ovvero proprio a proposito della costruzione dei menù per i piccoli allievi. Infatti i bambini con allergie conclamate, o ad esempio sofferenti di celiachia, dovrebbero poter avere un proprio menù, ma questo non è previsto, di conseguenza ci si limita a preparare per i diversi bimbi “portatori” di allergie o intolleranze dei piatti di volta in volta diversi o conditi in modo diverso. Un caso tipico: il riso al posto della pasta per i piccoli celiaci. Ma spesso gli ingredienti incriminati sono comunque presenti in piccole quantità in molti alimenti, quando non in tutti quelli del menù giornaliero: pensiamo solo alle impanature di carne o pesce, al pane grattugiato nelle polpette ecc. se ci riferiamo al problema dell’intolleranza al glutine.

Affrontando la questione dall’altra parte, ovvero da quella di chi si occupa materialmente di studiare e preparare i menù, e da quella dei dirigenti scolastici, dobbiamo però considerare l’impatto sul budget.

Prevedere menù diversi a seconda delle diverse esigenze nutrizionali dei bambini può impattare sui costi, e quindi far lievitare la spesa totale del servizio a soggetto, cosa che, naturalmente, potrebbe creare malumori tra i genitori (che si ritroverebbero a dover pagare una retta più alta) e persino portare ad una sorta di isolamento del bambino allergico rispetto agli altri coetanei. Il pericolo del bullismo esiste in generale per tutti i bimbi che appaiano in qualche modo diversi dagli altri, che sembrino ricevere un trattamento speciale. Anche questo risvolto psicologico si deve tenere in conto, considerando che il benessere del minore dovrebbe stare a cuore non solo ai genitori, ma anche agli insegnanti.

Come orientarsi, dunque? Purtroppo non esiste un modo univoco per affrontare la questione. Un percorso indispensabile, però, è quello medico.

Inutile presupporre che il proprio bimbo abbia una qualche intolleranza o allergia vera e  propria basandosi sulla interpretazione arbitraria dei sintomi (ma senza specifiche analisi), o sull’avversione del piccolo nei riguardi di un certo cibo.

Inutile e dannoso avere atteggiamenti pregiudiziali nei riguardi delle mense scolastiche e pretendere che il proprio bimbo mangi cibi diversi per propria tranquillità.

Ciò che si deve fare, come genitori, è sottoporre il bimbo ai test allergologici (evitando quelli di dubbia efficacia) per avere conferma o meno ai propri dubbi, procurarsi un certificato da consegnare al personale scolastico prima dell’inizio della scuola con tutte le indicazioni mediche relative al problema, indicando sia gli allergeni che le eventuali modalità di soccorso in caso di reazioni avverse, e affidarsi al buon senso e alla disponibilità degli insegnanti. In attesa di una normativa univoca e precisa per tutta Italia.

 

Foto | via Pinterest 

Fonte | Ospedale Bambin Gesù



A cura di Paola Perria, Giornalista pubblicista iscritta all'Albo dal 2009, Master I livello in Gender Equality-Strategie per l’equità di Genere con tesi sulla medicina di genere.
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