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Infertilità e impotenza (prima parte)

Dr. Andrea Militello
 

Il maschio è destinato ad estinguersi?
Cause ambientali ed abitudini sbagliate riducono la produzione di testosterone.
Un fenomeno che si va sempre più manifestando nell'uomo e nel mondo animale in generale: il maschio presenta una diminuita produzione di testosterone, ridotte dimensioni degli attributi maschili e calo del desiderio sessuale.
Questo cambiamento si sta manifestando con una modifica nelle abitudini e nel modo di vita delle varie società, con tutte le conseguenze che queste situazioni possono generare.
Data la complessità del fenomeno cercheremo di analizzarlo da varie angolazioni: quella più squisitamente medica e biologica e quella più sociale e del costume.

Situazione generale
Questo fenomeno sembra iniziare dopo la seconda guerra mondiale con l'esplosione dell'industrializzazione, sopratutto nei paesi occidentali e interessa tutto il mondo animale con particolare riguardo ai mammiferi, più studiati dai Ricercatori.
Scimmie, compresi oranghi e scimpanzé, cani, gatti, giraffe e ippopotami, insomma tutti i maschi del mondo animale più evoluto presentano sempre più una minore fertilità e una progressiva riduzione degli organi sessuali. Particolarmente studiati sono stati alcuni ceppi di topi e ratti, questi, tenuti a contatto con derivati di sostanze plastiche e studiati per varie generazioni, hanno evidenziato una forte riduzione delle covate, minore figliolanza ed una spiccata riduzione degli organi riproduttivi nei maschi.
Ovviamente gli studi dei Ricercatori si sono concentrati sull'uomo, sul maschio ed a questo proposito è interessante lo studio condotto dal Prof. Carlo Foresta, direttore del Centro di crioconservazione dei gameti maschili dell'Azienda ospedaliera-università di Padova. La ricerca è stata condotta su 2.123 ragazzi di 18 anni delle scuole superiori di Padova e provincia. Lo studio rileva chiaramente una riduzione di oltre un centimetro della lunghezza del pene maschile a riposo, una riduzione volumetrica anche dei testicoli, una tendenza all'androgino (aspetto femminile) con aumento dell'altezza, allungamento delle gambe ed aumento di grasso addominale.
In un altro studio, condotto negli Stati Uniti, si è rilevato anche qui che il giovane statunitense è passato da una lunghezza del pene a riposo di 9 cm e 70 ( ampio studio fatto negli anni 40 negli Stati Uniti) agli attuali 8 cm e 50, anche qui con una riduzione di oltre un cm.
La letteratura mondiale e gli studi più recenti confermano di una virilità ridotta in tutto il mondo maschile. Inoltre si assiste ad un aumento delle coppie sterili ed una diminuzione globale di nascite; diminuzione non solo dovuta ai mezzi di contraccezione, messi in atto dalle popolazioni più evolute, ma per una reale diminuzione di fertilità della coppia.
L'infertilità è stata da sempre imputata alla donna e alle sue anomalie morfologiche organiche, oggi è accertato che la diminuzione o mancanza di nati nella coppia è dovuta alla infertilità maschile: l'uomo presenta una quantità di eiaculato ridotto, diminuiti pure sono il numero degli spermatozoi e sopratutto di quelli attivi e in grado di procreare.
Tutti i Ricercatori concordano che di per sé il fenomeno non è grave allo stato attuale, ma mostrano grande preoccupazione sulla progressività della situazione nel tempo.
Il prof. Carlo Foresta evidenzia, nella sua ricerca, che già dal 2001 ad oggi c'è stata una ulteriore evoluzione del fenomeno, con una riduzione del pene di un ulteriore 1%.
Ma quali le cause di questo attacco alla virilità maschile, quali fenomeni stanno progressivamente indebolendo il maschio, con il terribile pronostico di una sua lontana e futura estinzione?
Accanto ad alcuni derivati della plastica, che fanno la parte dei killer principali, sono stati individuati come concause: smog, stress ed errate abitudini di vita... continua al prossimo numero

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Dott. Andrea Militello
Urologo Andrologo
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MIGLIOR COMMENTO
Dr. Andrea Militello
Grazie per il commento e per il bell'intervento
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Dott. Andrea Militello
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pozzetto
 

Molto interessante.
Ho letto alcuni articoli, tra i quali lo studio del Prof. Foresta, di cui ci ha parlato qui Lei, e ne sono rimasto stupito.
In questi articoli si parla anche degli ftalati e del bisfenolo A, presenti un po’ ovunque, come dei maggiori (probabili) responsabili del problema.
L’inquinamento, i prodotti chimici che usiamo ogni giorno, il nostro “comportamento sociale”, estremamente differente rispetto a quello della generazione che ci ha preceduto e che fa da modello di riferimento per questi particolari studi, sono tutte concause che concorrono a definire un dato composito.
Non dimentichiamo anche il fatto che siamo, ormai, in 7 miliardi su questo pianeta; che sia una concausa anche questa? Una variabile che ha avuto la forza (il merito?) di innescare un generale comportamento di autoconservazione della specie, un modus comportamentale (al di fuori della coscienza umana) che nel mitigare il numero delle nascite ha rintracciato la chiave per la sopravvivenza di una intera specie?

pozzetto
 

L’argomento è molto interessante! Aspetto con interesse la parte seconda.

Dr. Andrea Militello
 

Grazie per l'interesse, devo dedicarmi quando possibile a completare l'articolo, anche i vostri contributi scientifici sono ben accetti e anzi farebbero molto piacere. Un caro saluto e grazie di nuovo

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Dott. Andrea Militello
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