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Echinacea: una pianta per l’inverno

Echinacea: una pianta per l’inverno

13-01-2014 - scritto da Gabriele Peroni

Echinacea: una pianta per l’inverno

Nome scientifico: Echinacea angustifolia DC
Famiglia: Asteraceae
Nome volgare: echinacea
Etimologia: Echinacea, dal greco “échinos” = riccio spinoso, con riferimento alle brattee appuntite e pungenti del ricettacolo; angustifolia, dal latino “angustus” = stretto e “folia” = foglia, a causa delle foglie strette di questa specie

Echinacea angustifolia è pianta originaria delle regioni temperate dell’America settentrionale, cresce nelle praterie degli Stati Uniti, dal Texas alla Georgia, dal Nebrasca alla Pensylvania.
In Europa e in Italia è pianta coltivata a scopo medicinale.

STORIA E TRADIZIONI

La storia dell’echinacea è indissolubilmente legata ai nativi americani, quei popoli che abbiamo sempre chiamato indiani d’America.
Le tribù delle grandi pianure conoscevano questa pianta da tempi antichissimi e se ne servivano per trattare un grande numero di malattie.
Era considerata rimedio supremo contro i danni provocati dalle punture d’insetti, dal morso di serpenti e di altri animali velenosi e per rimediare ai danni delle intossicazioni di qualsiasi natura.
Internamente ed esternamente la radice si usava contro gli orecchioni e ogni ingrossamento delle ghiandole.
Era, inoltre, impiegata per fumigazioni contro il mal di testa.
I Comanche utilizzavano la radice masticata e bevuta in infuso per trattare mal di denti e cefalee.
I Sioux ritenevano echinacea un grande rimedio contro l’idrofobia, i morsi di serpente, la sifilide, le bruciature, i processi putrefattivi e per ridurre le cicatrici.
I Meskwaki la impiegavano per curare i crampi allo stomaco e le convulsioni.
La pianta era usata nelle capanne sudatorie per rendere più sopportabile il calore.
Echinacea era impiegata, da molte tribù indiane, anche per curare l’adenite equina, una malattia respiratoria dei cavalli, sostenuta da ceppi di Streptococco.
I coloni bianchi curavano, con la radice, gli eczemi e le infezioni ulcerose resistenti ad altre terapie.
A Pawnee City in Nebrasca, nel 1852 un certo Meyer, immigrato di origine tedesca, produsse e commerciò un rimedio “miracoloso”, che chiamò “Meyer’s blood purified”.
Il preparato era semplicemente un estratto di echinacea, e il suo “scopritore” lo vantava come una panacea, Meyer prese la decisione di produrre il farmaco dopo aver studiato l’impiego della pianta da parte degli indiani.
Il “segreto della formula” fu ben presto scoperto e iniziò negli Stati Uniti una notevole produzione di estratto di echinacea, per far fronte all’enorme crescente richiesta.
Naturalmente, come succede per tutti i “farmaci miracolosi” e “alla moda”, anche il rimedio di Meyer subì un ridimensionamento, uscendo dalle glorie del mito, per entrare nel “club” meno strepitoso, ma più realistico dei rimedi naturali scientificamente provati.
Nel 1915 fu eseguito uno studio sistematico che portò alla formulazione di una prima ipotesi scientifica sull’attività immunostimolante di echinacea.
Preparazioni a base di echinacea furono introdotte in Europa fin dal XIX secolo, poi, per uno di quegli strani casi, non sempre spiegabili razionalmente, di cui è costellata la storia dei medicamenti, la pianta fu dimenticata, quasi completamente, dal 1930 a 1980, e successivamente “riscoperta” grazie all’aumentato interesse per le specie immunostimolanti.
Termino con una nota curiosa, nel XIX secolo in America, i prestigiatori si bagnavano le mani nel succo di echinacea per poterle immergerle nell’acqua bollente; si narra che all’inizio del ‘900, un indiano winnebago utilizzò il succo per rendere il cavo orale insensibile al calore e poter mettere in bocca un tizzone rovente durante uno spettacolo.

PROPRIETA’ E IMPIEGHI

Di Echinacea angustifolia (e delle specie congeneri Echinacea pallida (Nutt.) Nutt. e Echinacea purpurea Moench) si impiegano le radici e le parti aeree.
La pianta contiene flavonoidi (rutoside); polisaccaridi ad alto peso molecolare (25.000-50.000); inulina; derivati dell’acido caffeico (echinacoside, acido cicorico, acido clorogenico, acido cinarinico-3-cicorico); olio essenziale (contenente: borneolo, α-pinene, pentadecenoni, cariofilleni, umulene, germacreni, monoterpeni); poliacetileni, alchilamidi (echinaceina, isobutilamidi degli acidi undeca- e dodeca en-inici); alcaloidi pirrolizidinici (tussilagina, isotussilagina); resine, glicoproteine; steroli; minerali; acidi grassi.
La radice ha lieve odore aromatico e sapore inizialmente dolce che diventa rapidamente amaro, lasciando una sensazione di pizzicore sulla lingua.
Oltre cinquanta anni di ricerche farmacologiche, e più di 350 lavori scientifici, hanno dimostrato, in modo inequivocabile, le proprietà immunostimolanti di echinacea.
L’effetto immunostimolante è attuato attraverso tre meccanismi: l’attivazione della fagocitosi e la stimolazione dei fibroblasti, l’aumento dell’attività respiratoria e l’incremento della motilità dei leucociti.
In seguito al trattamento con echinacea si è segnalata l’inibizione della ialuronidasi, la stimolazione dell’attività della corteccia surrenalica, la stimolazione della produzione di properdina (proteina serica che neutralizza i batteri e i virus), e la stimolazione della produzione d’interferone.
L’attività immunostimolante complessiva dei preparati di echinacea sembra dipendere dagli effetti combinati di un gran numero di costituenti.
Ancora una volta, si dimostra come il fitocomplesso, lungi dall’essere un coacervo caotico di molecole, è una miscela di principi attivi, che agiscono in modo sinergico, e mostrano un’efficacia terapeutica superiore nei confronti dei principi attivi separati.
Secondo molti Autori, le attività antivirali, antibatteriche e antitumorali dirette, di echinacea, sono meno importanti e in parte derivate dalla sua notevole proprietà immunostimolante.
Uno studio effettuato da ricercatori italiani ha dimostrato che estratti di radici di echinacea [in particolare di Echinacea pallida (Nutt.) Nutt.] sono in grado di inibire la glicoproteina P, contrastando così la resistenza delle cellule tumorali alla chemioterapia.
Gli Autori hanno isolato due poliacetileni e tre polieni; il pentadeca-(8Z, 13Z)-dien-11-in-2-one è risultato il più attivo.
La letteratura internazionale sconsiglia l’uso di echinacea in presenza di AIDS, TBC, leucocitosi, collagenosi, sclerosi multipla, infezioni da HIV, e alle persone con accertata allergia alle Asteraceae.
I test di mutagenicità e cancerogenicità effettuati sono risultati negativi, così come non sono note interazioni con altri farmaci.
Non essendo disponibili dati certi, e in attesa di successivi studi, si sconsiglia l’uso di echinacea in gravidanza e durante l’allattamento.
Benché la letteratura internazionale consigli di effettuare una sosta di una settimana ogni 7-8 settimane di trattamento, per evitare fenomeni allergici o disturbi gastrointestinali (credo che il principio di prudenza debba sempre essere seguito), però, secondo la mia esperienza, non ho praticamente mai riscontrato particolari disturbi, anche nell’uso prolungato (3-6 e più mesi) di tintura madre di echinacea.
La tintura madre si prepara macerando le radici (raccolte nel tempo di quiescenza) e le parti aeree (raccolte in giugno-luglio) in una soluzione idroalcolica opportuna per ottenere un prodotto finale di circa 60°C; la macerazione prosegue per circa tre settimane.

ALCUNE PREPARAZIONI

Uso interno
Tintura madre: 30-60 gocce, tre volte al dì, come stimolante della risposta immunitaria (come preventivo e nelle infezioni acute e croniche).
Infuso (radice) 1%: tre bicchieri al dì, lontano dai pasti, idem.

Uso esterno
Tintura madre: soluzione al 10-20% con acqua bollita, per lavaggi e impacchi, come cicatrizzate e riepitalizzante.




Gabriele Peroni
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