La stima di sé, l’autonomia e la responsabilizzazione nel bambino

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La stima di sé, l’autonomia e la responsabilizzazione nel bambino

24-02-2014 - scritto da robertobob

La stima di sé, l’autonomia e la responsabilizzazione nel bambino


Con il compimento del primo anno il bambino rafforza il desiderio di autonomia, di nuove esperienze e di conquista. Lo stato di benessere e di malessere non dipende più solo dall’adulto, ma è anche frutto di un proprio agire, di un continuo confronto-scontro fra i bisogni, i nuovi desideri (sostenuti dalla spinta evolutiva) e la realtà ambientale plasmante, ma anche plasmabile grazie al proprio intervento attivo su di essa.

La motricità presenta un notevole impulso sia per la possibilità autonoma di spostamento e sia per il migliore uso delle mani, il bambino non sta mai fermo, tocca tutto, afferra le cose a portata di mano con tale rapidità che spesso precede l’attenzione cautelativa dell’adulto. Di norma la deambulazione autonoma compare verso l’anno, all’inizio con l’uso di uno schema che facilita il mantenimento dell’equilibrio (deambulazione primo schema) e in seguito con la sostituzione (dopo 4-5 mesi) di uno schema più complesso (deambulazione secondo schema).

Le cadute a terra sono molto frequenti, ma è difficile che possano provocare un rifiuto a camminare, a patto che l’atteggiamento dell’adulto non evidenzi ansia, timore ed eccessivo protezionismo, atteggiamenti che comunicano al bambino pericolo e danno, pertanto un vissuto molto negativo. Non va infatti mai dimenticato che di fronte ad una situazione impegnativa il bambino viene influenzato dall’adulto (naturale modello evolutivo) e si aspetta un ritorno valutativo sulla situazione impegnativa. Dopo un breve periodo di esercizio per raggiungere un minimo di sicurezza nella deambulazione il bambino deve sostenere un primo confronto dinamico tra sé e le altre entità spaziali: nasce la conquista dello spazio.

Prima dell’anno il bambino era dipendente dall’adulto per lo spostamento nello spazio, vissuto come spazio prossimo (agito) o spazio lontano (solo desiderato); con la deambulazione autonoma è il bambino che diventa primo attore nella conquista dello spazio, annullando la separazione tra lo spazio prossimo e quello lontano.

Nelle prime esperienze di esplorazione dello spazio il bambino si sente ancora molto insicuro e necessita la rassicurazione dell’adulto, spesso richiesta con lo sguardo ed il sorriso. I tragitti vengono scelti in modo che presentino difficoltà adeguate alle proprie capacità motorie; in seguito, rassicurato dalle nuove conquiste, si spinge sempre più distante e spesso anche fuori dalla vista dell’adulto, al quale poco dopo ritorna.

La sua massa, le sue capacità di movimento si devono confrontare con le caratteristiche fisiche dell’ambiente, deve affrontare gli ostacoli, valutare le distanze, le masse, la direzione, le forze e rapportarle alle proprie possibilità d’azione. Il bambino può incontrarsi e scontrarsi con un’altra entità spaziale, a volte dominarla, a volte non riuscirci. A seguito d’insuccessi il bambino ricercherà nuove strategie per ottenere il risultato sperato: l’ostacolo che impedisce un percorso se non può essere spostato si può tentare di passargli sopra o sotto oppure aggirarlo.

Nello spazio, quale elemento fra altri, vi è anche l’adulto che può porre divieti, contrastare con la sua massa, intervenire con l’azione per impedirne altre. L’adulto ora è anche un corpo con il quale ci si può confrontare similmente agli altri elementi, ma con l’adulto permane sempre un rapporto preferenziale, limitante in parte la sua ricerca di indipendenza, ma rappresentante sempre la fonte primaria di relazione d’amore e d’aiuto.

Per affrontare questo periodo di grandi conquiste il bambino necessita di un intenso desiderio di sperimentazione, di conoscenza e soprattutto di affermazione, fattori che richiedono un senso di onnipotenza per superare le frustrazioni delle inevitabili sconfitte e per affrontare esperienze mai prima provate. Il tipo e la frequenza dei desideri del bambino, la possibilità di agire per soddisfarli, il vissuto derivante dall’azione e il risultato ottenuto diventano le leve principali nella prevalenza della fiducia o della sfiducia nel confronto con il reale.

La motricità e il relativo vissuto costruiranno la fiducia del Sé. Il secondo anno è il periodo molto proficuo per la sperimentazione e per l’affermazione della propria identità che stimola a sperimentare, ma richiede anche una conferma relativa alla conquista effettuata; il risultato della nuova esperienza viene vissuto dal bambino in funzione della valutazione data dal bambino e dall’atteggiamento valutativo dell’adulto. Pertanto la fiducia del sé è determinata dalla competenza dell’azione, dal valore del risultato dato dal bambino e da quello dato dall’adulto.

L’adulto deve tenere presente che il bambino, specie quando mostra il proprio risultato si aspetta un commento positivo per la realizzazione ottenuta e vissuta come nuova competenza; se l’adulto è scarsamente interessato o manifesta svalutazione, il bambino ha per riscontro da colui che dovrebbe rappresentare sostegno e stimolo evolutivo, una codifica negativa per il proprio operato, fatto che se frequentemente ripetuto, oltre ad una connotazione negativa del modello di riferimento evolutivo, induce sempre più a considerarsi poco competente, pertanto anche poco disponibile nel futuro ad affrontare nuove situazioni.

Quando l’azione del bambino non è conforme al desiderato, l’adulto potrà aiutare con benevolenza il bambino a trovare la strategia utile a superare la difficoltà e vivere assieme la soddisfazione del risultato.

Il secondo anno è anche caratterizzato dall’intensificarsi del desiderio di autonomia nell’uso dello spazio, nei giochi, nell’alimentazione e nei tempi e modalità del sonno, ma a volte l’onnipotenza spinge il bambino oltre le sue possibilità e questo rappresenta un momento educativo molto importante che richiede una limitazione espletata con benevolenza e sempre associata alla verbalizzazione esplicativa. Lo stimolo e il permesso alla scelta autonoma, fondamentale per l’evoluzione, deve tenere in considerazione le competenze del bambino, la situazione contingente e le regole familiari e sociali.

La valorizzazione e facilitazione della conoscenza del rapporto causa-effetto relativo al comportamento del bambino diventa uno strumento fondamentale per permette al bambino la presa di coscienza dei risultati delle sue azioni, con relativa induzione al ridimensionamento della sua onnipotenza e all’accettazione sempre di più di una realtà con il commisto aspetto delle sfumature di gratificazioni e frustrazioni.

Tra i ventiquattro e i trentasei mesi è opportuno iniziare l’educazione alla responsabilità delle sue azioni tramite aiuto attivo dell’adulto. Di certo a questa età non possiamo chieder la presa in atto della responsabilità, ma si tratta di un inizio a capire, con l’aiuto del rapporto causa-effetto, quanto può essere piacevole assieme a mamma o papà, dopo una giornata di giochi in libertà, passare un po’ di tempo assieme a rimettere in ordine i giochi con la verbalizzazione di nomi e posti dove sistemarli, o a recuperare con paletta e scopino qualcosa che è ha fatto cadere. A questa età diventa un nuovo gioco assieme a mamma o papà e nel contempo si introduce il significato della responsabilità.

Negli anni successivi con l’acquisizione di nuove competenze aumenterà anche la richiesta di autonomia alla quale dovrà corrispondere una responsabilità rapportata all’età e al livello evolutivo.

Nella nostra società dove tutti i tempi sono scanditi da un ritmo sostenuto (risveglio, colazione, vestirsi, scuola, merenda, giochi, Tv, attività sportiva, ecc..) spesso i genitori aiutano e spesso si sostituiscono in quelle attività che il bambino è già in grado di svolgere adeguatamente, adducendo la motivazione che i tempi sono stretti per l’orario della scuola e quello del lavoro dei genitori. In tal modo si favorisce la dipendenza, la mancata presa in carico delle proprie incombenze, ritardando o bloccando un processo evolutivo fondamentale rappresentato dalla autonomia e responsa-bilizzazione, binomio che necessita di un giusto equilibrio per una normale evoluzione.

Per superare queste difficoltà risulta necessario rivedere la distribuzione dei tempi stretti modificando le sequenze, gli anticipi e posticipi degli orari per le singole necessità.

Questo articolo è ricavato dal libro “Chi sei …cosa vuoi. Conoscere per capire: evoluzione della personalità e della relazione nel bambino” di Roberto Carlo Russo



Prof. Roberto Carlo Russo
Pediatra e Neuropsichiatra Infantile
Direttore della prima Scuola Italiana Triennale di Psicomotricità
www.csppi.it

Profilo del medico - robertobob

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Milano
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