Pipì a letto: è un problema fisiologico, non psicologico

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Pipì a letto: è un problema fisiologico, non psicologico

24-01-2013 - scritto da enuresi

L’enuresi notturna infantile è un disturbo diffuso ma spesso non viene compreso. Come intervenire nel modo migliore?

Cos’è l’enuresi notturna, quando si manifesta e quali sono le cause?

Pipì a letto: è un problema fisiologico, non psicologico L’enuresi notturna infantile è un problema che coinvolge circa il 10% dei bambini tra i 6 e i 14 anni ed è il problema più diffuso in età pediatrica dopo le allergie. Nonostante il grande numero di bambini che ne soffrono, l’enuresi molto frequentemente viene sottovalutata o fraintesa dai genitori, che tendono ad attribuirla a fattori come l’alimentazione, la cattiva abitudine di non urinare abbastanza spesso durante il giorno o problemi di tipo psicologico.

Su tale argomento intervistiamo la Dottoressa Maria Laura Chiozza, pediatra urologo presso il Dipartimento di Pediatria SalusPueri , Università degli Studi di Padova, per conoscere meglio questo disturbo e le sue cause.

Dottoressa Chiozza, quando si parla di enuresi notturna, si tende spesso a sottovalutare il disturbo o a imputarlo a un disagio psicologico, dovuto magari alla scuola. Possiamo chiarire, allora, che cos’è l’enuresi notturna, quando si manifesta e quali sono le cause?

L’enuresi notturna è definita come una perdita involontaria di urina che avviene durante la notte, che si verifica oltre i 5, età considerata fisiologica per l’acquisizione del controllo notturno.

A partire dal 1985, sono state individuate diverse cause per l’insorgenza dell’enuresi e la principale è stata riconosciuta in una eccessiva produzione di urina dovuta ad una mancata secrezione di un ormone, la vasopressina, che è una “spugna” che l’organismo secerne durante la notte per riassorbire l’urina prodotta dal rene, permettendo all’individuo di dormire tranquillamente per un arco di 8 ore.

Gli studi degli ultimi dieci anni hanno permesso di identificare due tipi di enuresi: enuresi monosintomatica ed enuresi non monosintomatica

Nel caso di enuresi monosintomatica, dovuta principalmente ad una eccessiva produzione di urina, i bambini/e bagnano il letto di notte un’ unica volta, generalmente tra mezzanotte e le due del mattino. L’enuresi non monosintomatica associa a una produzione abbondante di urina, una vescica molto piccola.

Nel caso di enuresi non-monosintomatica i bambini/e bagnano il letto PIU' di una volte durante la notte e spesso ad orari imprevedibili per cui i genitori tentano di individuare il momento in cui capita il problema , ma non riescono mai ad arrivare in tempo!

Questo tipo di enuresi non è un fenomeno solo notturno: uno dei sintomi di questo disturbo è, infatti, l’urgenza minzionale, ovvero al bambino scappa la pipì all’ultimo momento. Spesso i genitori scambiano questo comportamento per pigrizia, per l’attitudine del bambino a non interrompere il gioco per andare in bagno fino all’ultimo secondo. In realtà i bambini hanno un bisogno perentorio, non dilazionabile di correre a fare la pipì e spesso, per non perdere gocce di pipì, devono fare dei saltelli od accovacciarsi.

Un altro sintomo di questo disturbo, associato alla pipì a letto di notte e agli episodi diurni di urgenza minzionale, è la presenza di piccole infezioni urinarie, di cui non si capisce l’origine.

L’enuresi notturna è un disturbo che deve essere inquadrato dal punto di vista clinico, attraverso un consulto con il proprio pediatra di famiglia e la terapia deve essere impostata solo dopo aver fatto una diagnosi accurata. Una volta fatta la diagnosi si decide la terapia.

Perché è importante trattare l’enuresi nel modo corretto?

Il primo motivo per cui è necessario curare l’enuresi è che i bambini che ne soffrono hanno un disastroso abbassamento della propria autostima.

Da alcune ricerche che hanno coinvolto diversi piccoli pazienti oncologici, bambini che sono affetti da patologie dermatologiche e bambini che soffrono di enuresi , è risultato che un bambino che soffre di enuresi ha un’immagine di se stesso più bassa dei bambini colpiti da leucemia o alopecia.

Ciò dimostra come l’enuresi, che ricordiamo non è causata da un problema psicologico, può diventarne la causa.

L’enuresi si ripercuote e anche a livello sociale, impedendo ai bambini che ne soffrono di relazionarsi con i loro coetanei in maniera normale. A questi bambini vengono infatti precluse tutte le attività che includono il dormire fuori casa come ad esempio le gite scolastiche, i campi estivi, le feste dagli amichetti etc etc,. Tutto ciò ha un impatto molto negativo sulla crescita sociale dei piccoli.

Ricordiamo poi che l’enuresi influisce negativamente anche sulla qualità del sonno. Tutti i bambini che bagnano il letto sono definiti dai propri genitori come dei dormitori profondi, che fanno fatica a svegliarsi. In realtà sono bambini che dormono malissimo perché sentono lo stimolo dalla vescica, ma non riescono a svegliarsi. Questo tipo di sonno, in realtà frammentato e non riposante, tende a influire negativamente anche sulla performance scolastica dei bambini. I bambini che soffrono di enuresi sono bambini stanchi e che hanno perso la fiducia in se stessi.

Infine vorrei far presente che il fare la pipì a letto è la prima causa delle punizioni, anche corporali, che i genitori infliggono ai figli nei paesi anglofoni. Fortunatamente in Italia non è così, ma bisogna creare più consapevolezza su questo problema che spesso non viene affrontato in maniera adeguata.

Quali sono le terapie tra cui si può scegliere per l’enuresi notturna infantile?

Prima di impostare una qualunque terapia bisogna fare una diagnosi corretta.
Nello specifico, la terapia indicata in caso di enuresi monosintomatica prevede la somministrazione di desmopressina, una “spugna” sintetica che svolge il lavoro del la nostra spugna naturale, la vasopressina, presente in quantità non sufficiente nei bambini con questo tipo di enuresi.

La terapia per l’enuresi non monosintomatica, che associa sintomi notturni a problemi diurni, è la desmopressina in combinazione con una terapia vescicale.

Affinché queste terapie siano efficaci è necessario associare anche una terapia comportamentale

In che cosa consiste questa terapia comportamentale? Quali sono gli accorgimenti da adottare?

I diversi accorgimenti che si possono adottare sono:
  • Far bere al bambino circa un litro e mezzo di acqua durante il giorno. Questo apporto elevato di acqua aiuta la vescica del bambino ad allargarsi e induce un circuito virtuoso vescica-cervello, affinché si scateni la stimolazione anche durante il giorno dell’ormone chiamato vasopressina, che, come abbiamo visto in precedenza, non risponde adeguatamente durante la notte.
  • Alla sera è meglio bere acqua povera di calcio
  • Alla sera limitare alcuni cibi ricchi di calcio o di sodio, come latte, formaggi, soprattutto il grana, yogurt, cioccolata, frutta secca perché sono cibi che aumentano la produzione di urina.
E’ importante, poi, informare la scuola della condizione del bambino in modo che le maestre lo facciano uscire per andare in bagno non appena alza la mano e possibilmente lo spingano a bere durante il giorno.
Un’altra cosa che possono fare le mamme è tenere un diario della minzione per annotare quante volte il bambino fa la pipì durante il giorno e misurare il volume della pipì.

Questi accorgimenti non possono, però, da soli curare il disturbo.

No, assolutamente. E’ sempre necessario rivolgersi al proprio pediatra e intraprendere una terapia medica.

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Redazione Network for Health

ATTENZIONE: le informazioni che ti proponiamo, seppur visionate dal team di medici e giornalisti di ForumSalute, sono generali e come tali vanno considerate, non possono essere utilizzate a fini diagnostici o terapeutici. Il medico deve rimanere sempre la tua figura di riferimento.



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