Probiotici e prebiotici: qual è la differenza?

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Probiotici e prebiotici: qual è la differenza?

24-07-2014 - scritto da Roberta Madonna

Probiotici e prebiotici hanno caratteristiche diverse ma, insieme, lavorano al meglio per favorire l'equilibrio della flora intestinale

Definizione e differenze: probiotici e prebiotici

Probiotici e prebiotici: qual è la differenza?

Affinchè un prodotto possa definirsi probiotico, deve possedere peculiari e ben definiti requisiti di sicurezza ed efficacia sulla salute umana. Un probiotico, sostanzialmente, deve mostrare resistenza all’azione di acidi gastrici e sali biliari, deve possedere la capacità di colonizzare l'intestino, deve esercitare un'azione regolatrice sul microbiota intestinale (flora batterica), deve, infine, agire positivamente su diversi distretti dell’organismo. Le differenti proprietà probiotiche osservate sono, generalmente, ceppo-specifiche.

I probiotici sono disponibili in alimenti ed in prodotti dietetici “arricchiti” o in preparazioni farmaceutiche da banco.

In verità, l'equilibrio della flora intestinale viene favorito, oltre che dai probiotici, anche dall'assunzione con la dieta di prebiotici, ovvero polimeri di natura per lo più glucidica, non-digeribili e fermentabili selettivamente, che possono favorire la crescita e l’attività di uno o più gruppi di batteri, già presenti nel tratto intestinale o assunti contestualmente a fermenti lattici probiotici.

L'uso congiunto di probiotici e loro substrati prebiotici porta allo sviluppo di alimenti definiti simbiotici; ne sono un esempio le associazioni Bifidobatteri e fruttoligosaccaridi, Bifidobatteri e galattoligosaccaridi, Lattobacilli e lattitolo.

Diverse ricerche suggeriscono che, se abbinati ai prebiotici, i batteri probiotici si dimostrano in grado di operare, persino, la riduzione del rischio di malattie metaboliche e cardiovascolari, nonché di neoplasie del colon-retto.

Secondo alcuni studiosi si potrebbero identificare nella categoria dei prebiotici moltissimi cibi funzionali, tra questi quelli ricchi di galattoligosaccaridi o di oligofruttosio, ed alcuni alimenti di origine vegetale fonti di fibre alimentari, come l’inulina, quali ad esempio porri, cipolle, aglio, carciofi, asparagi, banane, legumi ed i fagioli in particolare, grano, avena, pomodoro, radicchio, barbabietole.



A cura di Roberta Madonna, Biologo Nutrizionista Specialista in Biochimica Clinica, dal 2008 si occupa di Nutrizione Umana Fisiopatologica, Dietetica Clinica, Nutrizione Sportiva ed Educazione Alimentare.
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