Ricordare, raccontare

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Ricordare, raccontare

03-02-2014 - scritto da Pietro De Santis

Ricordare, raccontare
La memoria è un bene assoluto sia per l’individuo sia per il gruppo sociale cui appartiene: ricordare e pensare, attività ineliminabili, così strettamente connesse da risultarne difficile la distinzione.

La perdita di memoria costituisce un dramma – per i Romani la pena più grande consisteva nella “damnatio memoriae”, cioè l’eliminazione del nome da ogni documento scritto – e l’uomo nel corso del tempo ha inventato metodi per conservare le “testimonianze” dei fatti accaduti o delle storie vissute: la tradizione orale, la scrittura, le arti e le tecnologie.

A dispetto della tecnica, resta una perdita irreparabile per il singolo e per il gruppo l’oblio di qualcosa: il prezzo pagato va dall’impoverimento del dialogo con se stessi e con gli altri fino alla completa perdita d’identità.
Non volendo affrontare in questa pagina i sintomi delle malattie più drammatiche – organiche, come l’Alzheimer, o mentali come le forme più gravi di demenza – nelle quali la memoria è perduta o alterata definitivamente, mi limito ad accennare ai piccoli e grandi problemi di memoria in grado di condizionare dolorosamente la vita quotidiana.
È possibile far qualcosa per prevenire o attenuare i sintomi, diciamo così, minori? La risposta è affermativa.

Per dare un senso ad un’affermazione certamente ottimistica ritengo opportuno osservare pochi fenomeni evidenti e noti:
- alcuni ricordano con facilità particolari anche minimi di un episodio o di un oggetto mentre altri fanno fatica persino a ricordare il luogo in cui hanno parcheggiato l’automobile pochi minuti prima;
- i bambini possiedono una memoria molto più pronta degli adulti; sono curiosi e ostentano un piacere marcato nel raccontare e nell’ascoltare;
- gli adolescenti, generalmente più pigri, dimostrano una memoria in qualche caso persino peggiore di quella degli adulti – soprattutto se legata all’apprendimento scolastico – condizionata dall’insicurezza e dalla paura di sbagliare;
- la memoria negli adulti è variabile: vivace e ricca di particolari in alcuni momenti, in altri spenta e quasi assente, è condizionata dalle delusioni e dalla monotonia se, nella vita quotidiana, brillano poche luci e pochi contenuti si rivelano interessanti;
- negli anziani la memoria “sembra” solida in relazione ad un passato antico, ma claudicante verso un passato più recente: anch’essi manifestano un fondamentalmente piacere nel racconto più che nell’ascolto: nel loro caso il piacere deve essere rintracciato in luoghi lontani e non nell’attimo recente, nel quale provano sostanzialmente il sentimento dell’esclusione...;
- un ricordare si manifesta in modo selettivo: per determinati argomenti è piacevole e dettagliato, per altri è confuso e approssimativo:
- sintomi momentanei di perdita di memoria si manifestano, ad esempio, nella perdita della parola proprio nel momento in cui sta per essere pronunciata e rimane lì sulla punta della lingua lasciando un vuoto, un vero e proprio buco nella mente e nella frase che resta sospesa…
- un’emozione associata ad un episodio viene sovente sentita come ricordo ed è, piuttosto, un’invenzione rispetto alla quale sfuggono i particolari concreti che, altrimenti, non potrebbero essere mitizzati…

I meccanismi molteplici suggeriti per potenziare al memoria sono sostanzialmente di tipo associativo o archiviale; si basano cioè su associazioni tra ricordi o sulla verificata facilità di raggruppare un grande numero di contenuti all’interno di una categoria. Anche il potenziamento dell’attenzione, ottenuto attraverso l’assunzione di farmaci, rientra nello stesso criterio. Tali meccanismi si basano, in fondo, su di un’idea neurologica antica già nota ai tempi di Sigmund Freud: il collegamento tra le cellule cerebrali. Più numerosi ed efficienti sono i “collegamenti”, più rapidi e sicuri appaiono il pensiero e la memoria.

Comunque si voglia procedere per proteggere o aiutare la memoria è bene ricordare due fatti: i contenuti piacevoli tornano più facilmente nei ricordi e con maggiore consenso vengono ascoltati; inoltre la ripetizione ad alta voce rafforza il ricordo.

L’ascolto, la lettura ad alta voce e il racconto contribuiscono a sviluppare e mantenere efficienti i collegamenti neuronali tra le diverse aree cerebrali: ma, ancor più, costituiscono gesti affettuosi rivolti a sé ed agli altri, capaci di conferire un tono piacevole ai ricordi, purché questi siano alimentati da continue novità corredate da riferimenti precisi.
Categorie correlate:

Psiche, psicologia




Pietro De Santis
Psicologo Psicoterapeuta
Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali

Profilo del medico - Pietro De Santis

Nome:
Pietro De Santis
Comune:
Roma
Telefono:
0632652401, fax 0632652433
Occupazione:
Socio fondatore dell’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali
Specializzazione:
Psicologia
Contatti/Profili social:
email sito web


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