Colite o intestino irritabile (IBS)? Ecco le differenze

Colite o intestino irritabile (IBS)? Ecco le differenze

16-10-2018 - scritto da Paola Perria

I sintomi sono in parte gli stessi, ma colite e IBS non sono la stessa cosa. Scopriamo come distinguerle.

Sindrome dell’intestino irritabile e colite non sono la stessa cosa.

COLITE: COS'E' E COME SI MANIFESTA

Il termine colite letteralmente significa infiammazione del colon, la porzione finale del tubo intestinale. Infatti il suffisso –ite nel linguaggio medico è sempre indicativo di un processo flogistico, ovvero infiammatorio. A sua volta l’infiammazione non è che un sintomo, perché si verifica quando il sistema immunitario si attiva contro una possibile minaccia interna o esterna. Ad esempio quando veniamo attaccati da un virus o mangiamo un alimento avariato.

 

Come si intuisce, quindi, la colite di per sé non è una malattia specifica, ma una condizione attribuibile a diverse malattie a carico del colon, sia di tipo autoimmune che non. Ad esempio nel morbo di Crohn  sono i nostri stessi anticorpi che per ragioni in parte sconosciute vanno a attaccare le cellule sane del tessuto intestinale, infiammandolo e provocando danni tra cui la formazione di ulcerazioni interne. Al contrario una colite acuta, con scariche di diarrea e forti crampi addominali, può essere provocata anche dal classico virus della gastroenterite.

 

INTESTINO IRRITABILE O IBS: UNA SINDROME, NON UN SINTOMO

Con l'acronimo IBS si intende una condizione molto complessa, ma specifica: la sindrome dell’intestino irritabile, una malattia funzionale dell'intestino in cui il dolore addominale ricorrente è associato alla defecazione o ad un cambiamento delle abitudini intestinali (stipsi, diarrea o un mix delle due condizioni).

 

In parte l’abitudine a sovrapporre i due termini (colite con intestino irritabile) deriva dal fatto che i sintomi sono simili, ma come abbiamo visto la colite è essa stessa un sintomo! Una sindrome, invece, raccoglie e accorpa alterazioni funzionali diverse che significano qualcosa, nel senso che non sono né occasionali né passeggere.

 


 

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IBS: COS'E' E QUALI SONO I SINTOMI

Cosa provoca l’IBS e perché non possiamo assimilarla a un’infiammazione del colon? Per prima cosa dobbiamo specificare che questa sindrome interessa tutto il tubo digerente, e quindi non necessariamente solo la sua parte finale, anche se di solito il colon è coinvolto. Infatti nel caso dell’IBS la sintomatologia può essere piuttosto variegata, ma perché si giunga ad una diagnosi in base ai criteri internazionali di Roma IV, il dolore o discomfort addominale ricorrente (almeno 1 giorno a settimana) non può certamente mancare insieme a due o più dei seguenti sintomi:

  • Sollievo temporaneo dal dolore dopo la defecazione
  • Alterazione nel ritmo della defecazione
  • Modificazioni nella forma (aspetto delle feci)

 

Stabilire la diagnosi di IBS può essere difficile dal momento che non esiste un test di conferma. I criteri di Roma IV ufficializzati nel maggio 2016 stabiliscono che, per parlare di IBS, i sintomi appena elencati devono persistere da almeno 3 mesi, con insorgenza almeno 6 mesi prima della diagnosi.

 

A complicare il quadro consideriamo che, in base alle più recenti classificazioni cliniche, esistono 4 sottogruppi di IBS con sintomatologia diversa, che vanno individuati al fine di stabilire una terapia quanto più efficace possibile:

  1. IBS-C: chi sviluppa questa forma di sindrome dell’intestino irritabile presenta come sintomo principale la stitichezza
  2. IBS-D: In questo caso il sintomo principale è, al contrario, la diarrea ricorrente
  3. IBS-M: ed ecco il sottogruppo misto, in cui presentano sia la stipsi che la diarrea in alternanza
  4. IBS senza sottotipo

 

LE CAUSE DELL'INTESTINO IRRITABILE

All’origine dell’IBS ci possono essere cause diverse non ancora completamente chiare: fattori genetici, immunitari, ambientali, infiammatori, neurologici e psicologici, oltre all'ipersensibilità viscerale, possono tutti svolgere un ruolo importante, che molto probabilmente coinvolge le complesse interazioni tra l'intestino e il cervello.

 

L’IBS: UN PROBLEMA DA NON SOTTOVALUTARE

L'IBS comporta non solo il disagio fisico legato alla disfunzione intestinale, ma anche un disagio psicologico, il che contribuisce a peggiorare in modo importante la qualità della vita. La colite, come abbiamo visto, è quindi un termine improprio se associato alla sindrome dell’intestino irritabile perché fuorviante.

 

E’ grave l’IBS? No, nel senso che non comporta, in realtà conseguenze serie sulla salute, non danneggia l’intestino  in modo permanente e non impedisce di assorbire le proprietà nutritive dei cibi. Detto questo, può però creare molte limitazioni in chi ne soffre, e avere come conseguenza anche un dimagrimento importante che non di rado desta ulteriore preoccupazione. La diarrea continua è un problema, lo è anche il suo opposto, la stipsi ostinata. Il gonfiore, la nausea, la lentezza nella digestione, la paura di mangiare cibi che possono in qualche modo acuire i sintomi, sono a loro volta dei problemi.

 

Convivere con il mal di pancia e il meteorismo può sembrare una bazzecola rispetto ad altre malattie più gravi, ma nella realtà di ogni giorno le cose non stanno affatto così: l’unico desiderio delle persone che soffrono di IBS è ritornare ad avere una vita normale, in cui lo stato del proprio intestino non rappresenti il pensiero principale della giornata. Ti ci ritrovi anche tu? Non perdere altro tempo e rivolgiti senza indugio al tuo medico o al gastroenterologo. Prima giungerai alla diagnosi di IBS, prima inizierai a vedere la luce.



A cura di Paola Perria, Giornalista pubblicista iscritta all'Albo dal 2009, Master I livello in Gender Equality-Strategie per l’equità di Genere con tesi sulla medicina di genere.
Profilo Linkedin di Paola Perria
 

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