Tumori in crescita, ma più curabili

Tumori in crescita, ma più curabili

25-01-2018 - scritto da Francesca Morelli

Il cancro è sempre più controllabile. Ma gli esperti non sono soddisfatti: oltre il 40% dei tumori si potrebbe evitare. Anche grazie allo stile di vita.

Fotografia del cancro in Italia: ci si ammala di più, soprattutto al Nord, ma si sopravvive anche di più. E cresce la disponibilità di nuovi farmaci.

 

369 mila nuovi casi di tumore, solo in Italia nel 2017: 192 mila fra i maschi e 177 mila fra le donne contro quasi 365 mila diagnosi del 2016. Sono dunque in sensibile crescita le neoplasie sull’intero territorio, secondo le stime contenute nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017”, redatto dalla collaborazione dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) e della Fondazione AIOM.

 

Un aumento esponenziale che ha però differenze di sede, di genere e regionali.

 

LE CARATTERIZZAZIONI TIPOLOGICHE

  • Sono al rialzo i tumori del polmone, specie fra le donne, con circa 13.600 nuovi casi nel 2017, quasi raddoppiati nell’arco di 10 anni per una maggiore e più diffusa abitudine al fumo, anche fra le fasce di popolazione più giovane;
  • Crescono in eguale misura fra i due sessi i tumori del pancreas, della tiroide e il melanoma;
  • Mentre si tira un po’ il respiro per i tumori allo stomaco e al colon-retto che hanno registrato una riduzione generale, anche per merito di fitte e più estese campagne di screening, passando da una copertura di poco più del 10% nel 2005 a quasi il 75% nel 2015. Un dato positivo ma ancora insufficiente dicono gli esperti, specie per le diversità di adesione regionali: 53% la Nord, 36% al Centro e 25% al Sud e Isole.

 

L'INCIDENZA DI GENERE (CHE SI PUO' PREVENIRE)

Va meglio per gli uomini che, nel periodo tra il 2003 e il 2017, si sono ammalati di quasi il 2% in meno grazie ad un migliore controllo e riduzione soprattutto dei tumori al polmone e alla prostata. Mentre i tassi di incidenza sono stabili fra le donne.

 

Tuttavia gli esperti non sono soddisfatti, ritenendo che oltre il 40% dei casi di tumore possa essere evitabile.

 

Occorre più efficacia nel comunicare la malattia e nel sensibilizzare alla prevenzione, la migliore arma a partire dall’attenzione agli stili di vita.

 

Gli studi condotti in 50 anni sono concordi nell’attribuire un nesso di causalità fra fattori di rischio per il tumore, in gran parte associati a abitudini voluttuarie scorrette - fumo di sigaretta, sedentarietà e dieta grassa – ma anche a agenti infettivi cui sono riconducibili l’8,5% del totale dei casi di tumori.

 

Oltre 31.300 nel 2017, di cui il 42% dipendenti da Helicobacter pylori, il 35% da virus dell’epatite B e C e il 20% dal papilloma virs umano (HPV), quest’ultimo oggi prevenibile con un vaccino offerto gratuitamente alle dodicenni in ogni Regione dal 2007-2008 e dal 2017-2019 - secondo i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e il Piano nazionale Vaccini – anche ai maschi undicenni.

 

 

Infine, tra le cause oncologiche si riconoscono anche specifiche esposizioni ambientali, come sostanze cancerogene e inquinamento.

 

LE DIFFERENZE REGIONALI

Al Nord ci si ammala di più: il tasso d’incidenza tra gli uomini è infatti più basso dell’8% al Centro e del 17% al Sud/Isole rispetto al Nord, mentre per le donne i tassi sono rispettivamente del 5% e del 18%.

 

La ragione di un minor impatto di malattia al Sud può essere ricondotta a fattori alimentari più sani, ad esempio al maggior apporto nella dieta di frutta e verdura fresche, e alla minore esposizione ad agenti cancerogeni tra cui l’abitudine al fumo e l’inquinamento ambientale più contenuto.

 

Tuttavia al Sud si sopravvive di meno a causa di una minor diffusione e adesione alle campagne e screening oncologici che non hanno consentito di ridurre la mortalità e l’incidenza di alcuni fra i più comuni tumori, come quello della mammella, del colon-retto e della cervice uterina.

 

MORTALITA' E SOPRAVVIVENZA

Nonostante diverse criticità diagnostiche (talvolta anche terapeutiche), le notizie sono buone riguardo mortalità e sopravvivenza: entrambe migliorate. La prima, con una riduzione dei tassi in entrambi i sessi, a seguito di una prevenzione primaria più attenta. In particolare nella lotta al tabagismo, così come nella diffusione più capillare degli screening su base nazionale e il migliore accesso a terapie più efficaci e spesso integrate che hanno migliorato la generale qualità di vita del paziente, anche in corso di trattamento.

 

In poche parole: più persone sopravvivono e guariscono dal cancro.

 

Infatti, le ultime stime attestano a 5 anni dalla diagnosi una sopravvivenza pari al 63% nelle donne, associata in gran parte a una sempre migliore prognosi per il tumore del seno, la neoplasia femminile più diffusa, e del 54% negli uomini, con i dati migliori in Emilia Romagna e Toscana.

 

In particolare la sopravvivenza è più elevata tra gli italiani che si sono ammalati negli anni 2005-2009 rispetto a coloro che hanno avuto una diagnosi di tumore nel quinquennio precedente, dove si registra una sopravvivenza del 60% fra le donne e del 51% fra gli uomini.

 

 

IL CANCRO, UNA MALATTIA SEMPRE PIU' CONTROLLABILE

Come? Oltre che con gli strumenti di prevenzione, anche grazie a nuove e recenti terapie tra cui l’immunoterapia e le terapie target/farmaci intelligenti che si aggiungono a cure più tradizionali come chemioterapia, chirurgia e radioterapia.

 

Anche le terapie più efficaci e innovative oggi hanno un migliore accesso, esteso cioè a una fascia di popolazione sempre più ampia grazie all’istituzione di un recente Fondo di 500 milioni utile a garantire disponibilità di cura per tutti i pazienti e per la gran parte di tumori.

 

In funzione dei risultati ottenuti da questa strategia terapeutica, le maggiori Società Scientifiche Oncologiche hanno richiesto una proroga del Fondo, con risorse dedicate, anche per il 2018 così da potere rendere più incisiva l’azione di miglioramento delle prestazioni e dei servizi, in particolare per lo sviluppo dei percorsi e delle reti oncologiche tali da favorire uguale accesso, tempestività, qualità e appropriatezza negli iter diagnostici e nelle cure a tutti i cittadini in tutte le Regioni.

 

 

LE NUOVE MOLECOLE

Sono 49 i nuovi farmaci anticancro commercializzati a livello globale tra il 2010 e il 2014, di questi 31 sono disponibili anche in Italia che si posiziona così al quarto posto a livello mondiale per le nuove opportunità terapeutiche offerte gratuitamente ai pazienti oncologici dopo USA, Germania e Regno Unito e davanti a Francia, Canada, Giappone e Spagna.

 

L’istituzione del Fondo consente proprio di accedere anche a queste terapie che sono molto costose: quasi 4,5 miliardi di euro a carico del Sistema Sanitario Nazionale solo per il 2016. In questo stesso anno, la Commissione tecnico scientifica dell’agenzia regolatoria del farmaco aveva giudicato innovative 6 molecole, di cui 2 applicabili in ematologia e 4 in oncologia medica. Si tratta di molecole nuove oppure di trattamenti già in uso e rimborsabili, ma che hanno ricevuto dall’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) un’estensione delle indicazioni di trattamento.

 

Ogni farmaco, prima di ricevere approvazione, viene sottoposto a una serie di test che devono tenere conto di tre parametri fondamentali:

  • Il bisogno terapeutico, i cosiddetti "unmet needs" comuni a diverse patologie oncologiche;
  • Il valore terapeutico aggiunto, ovvero se il farmaco rispetto a quelli già esistenti sarà innanzitutto più efficace offrendo anche qualche vantaggio ulteriore al paziente;
  • La qualità delle prove attestata dalla robustezza di studi clinici accreditati

 

Se rispondono a tutti questi criteri, le nuove molecole dovrebbero/potrebbero entrare nel Fondo. Ulteriori farmaci anticancro sono pronti per essere sottoposti a questi test.

 

IL PATTO CONTRO IL CANCRO

Oltre a rendere disponibili nuove terapie, l’efficacia del trattamento deve considerare anche un altro parametro imprescindibile: la qualità della vita del paziente affetto da malattia e sottoposto a varie tipologie di cura. Compito affidato oltre che ai medici e alle istituzioni preposte, anche alle associazioni dei pazienti e al paziente stesso. Al quale è data la possibilità di esprimere il proprio "giudizio terapeutico" anche attraverso il PRO-CTCAE (Patient Reported Outcomes - Common Terminology Criteria for Adverse Event), un documento creato dal National Cancer Institute e da luglio disponibile anche in lingua italiana.

 

Si tratta di un progetto che il nostro paese ha realizzato con la collaborazione di oltre 200 malati e 15 centri oncologici italiani partecipanti alle fasi di verifica della comprensione e validazione del questionario di valutazione che consente al  paziente di segnalare in libertà e autonomia gli effetti collaterali delle terapie.

 

Con un fine ultimo: umanizzare la cura, migliorando l’assistenza e la qualità della vita di ogni malato.

 

Categorie correlate:

Malattie, cure, ricerca medica




A cura di Francesca Morelli.
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