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Nuovi farmaci per la cura dei fibromi uterini

Cinzia Iannaccio
 

Ulipristal acetato, il farmaco per combattere il fibroma all’utero

Ulipristal acetato, in attesa di autorizzazione AIFA per la cura del fibroma uterino

Nel corso di un congresso di ginecologia che si sta svolgendo a Napoli in queste ore si è parlato di nuovi farmaci per la cura dei fibromi uterini. Come è noto questi tumori benigni sono molto frequenti nelle donne tra i 35 ed i 55 anni, come pure siamo consapevoli del fatto che nella stragrande maggioranza dei casi non danno alcun fastidio o sintomo.

Purtroppo però capita anche che provochino sanguinamenti tra un ciclo mestruale e l’altro, mestruazioni abbondanti, anemia, infertilità o dolore durante i rapporti sessuali. Tutto dipende dal tipo di fibroma chiaramente, oltre che dal suo volume e posizione. In questi casi è spesso necessaria una terapia, che può significare rimozione chirurgica del singolo fibroma se non anche isterectomia totale.

Oggi però bastano alcuni nuovi farmaci per risolvere sostanzialmente la sintomatologia tipica del fibroma uterino: si tratta dei cosiddetti modulatori del recettore del progesterone (SPRMs), un nome complicatissimo riferito a specifiche molecole che si sono dimostrate capaci di ridurre il volume del fibroma uterino ed il sanguinamento, rapidamente, escludendo gli effetti collaterali di altre medicine attualmente in uso con lo stesso obiettivo (agonisti del GnRH).

Stiamo parlando nello specifico di una classe di molecole come l’Ulipristal acetato, un nome ampliamente noto, in quanto alla base della cosiddetta “pillola dei 5 giorni dopo”. In questo caso però andrebbe assunto in dosaggi diversi e per un periodo di circa 3 mesi. La sua efficacia/sicurezza è stata ampliamente documentata da uno studio clinico pubblicato lo scorso anno sul New England Journal of Medicine.

Da qui, l’autorizzazione al commercio da parte degli enti preposti, in gran parte d’Europa come il primo modulatore utile per il trattamento pre-operatorio di sintomi da moderati a gravi di fibromi uterini, in donne adulte in età fertile. Tale autorizzazione (o meglio tale "indicazione") si aspetta però ancora in Italia da parte dell’AIFA.

Lo studio pubblicato sul NEJM ha anche evidenziato come la riduzione del volume del fibroma, per le donne che poi non sono state sottoposte ad intervento chirurgico, si è mantenuto stabile anche dopo 6 mesi dall’interruzione della terapia farmacologica.
Decisamente credo che sentiremo nuovamente parlare di queste molecole. Voi che ne dite?

Foto: Flickr

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A cura di Cinzia Iannaccio, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2007, blogger, specializzata nel settore della salute e del benessere.
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ATTENZIONE: le informazioni che ti propongo nei miei articoli, seppur visionate dal team di medici e giornalisti di ForumSalute, sono generali e come tali vanno considerate, non possono essere utilizzate a fini diagnostici o terapeutici. Il medico deve rimanere sempre la tua figura di riferimento.
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Green22
Cinzia I,
grazie per questo articolo, ho letto altri a riguardo, in internet, e pare essere promettente questa alternativa alla chirurgia!
Come si farà a sapere se verrà approvato dall'Aifa ?
Come mai in altri paesi della comunità europea questo farmaco è già in uso, e in Italia ancora nulla? Forse i chirurghi non sono tanto d'accordo?
Certo se il farmaco funzionasse, gli interventi chirurgici sarebbero riservati solo a casi più complessi, credo.....
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Green
" Io credo che l'amore, è l'amore che ci salverà" Henna-Lucio Dalla
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zodi@k
 

Interessa molto anche a me, sono sempre più scettica che l'operazione possa essere l'unica soluzione risolutiva anche se si trattano di forme benigne o nei casi di fibromatosi diffusa, comunque benigne.
Io sono fiduciosa, visto che mi aspetta un intervento di miomactomia ....o come si chiama.... ma con troppi rischi annessi e che quindi non vorrei fare più.

Citazione:
Originariamente Inviato da Green22 Visualizza Messaggio
Cinzia I,
grazie per questo articolo, ho letto altri a riguardo, in internet, e pare essere promettente questa alternativa alla chirurgia!
Come si farà a sapere se verrà approvato dall'Aifa ?
Come mai in altri paesi della comunità europea questo farmaco è già in uso, e in Italia ancora nulla? Forse i chirurghi non sono tanto d'accordo?
Certo se il farmaco funzionasse, gli interventi chirurgici sarebbero riservati solo a casi più complessi, credo.....
Dovrebbero limitare al necessario gli interventi chirurgici,infatti.

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Profilo del medico - Dr.ssa Rosa Alba Portuesi

Dr.ssa Rosa Alba Portuesi
Nome:
Rosa Alba Portuesi
Azienda:
Centro Medico Sempione, Milano
Professione:
Ginecologa
Specializzazione:
Ginecologia e Ostetricia
Contatti/Profili social:
sito web facebook
Domanda al medico
Dr.ssa Portuesi, se il Pap test o l'HPV test sono positivi, significa che c'è un tumore al collo dell'utero in corso?
Fortunatamente no! Ma capisco i timori delle donne che, trovandosi davanti a un referto pieno di sigle e numeri per loro incomprensibili, possono allarmarsi. Sta a noi medici spiegare sempre bene di cosa si tratta e precorrere le possibili domande delle pazienti.

Questi strumenti di screening ci permettono di dire se ci sono delle alterazioni che possono predisporre la persona ad avere un rischio aumentato di tumore al collo dell'utero. Ma, ancor più importante, ci permettono di intervenire per tempo per evitare che questo rischio, nel tempo, si concretizzi in una diagnosi di tumore.

In linea generale il rischio di sviluppare una malattia oncologica a seguito di un'alterazione di basso grado è molto basso, perché il nostro sistema immunitario, da solo, è in grado di riparare le cellule alterate. Avere invece un'alterazione di alto grado significa avere un rischio di ammalarsi di tumore negli anni a seguire del 20-30%.

Oggi possiamo permetterci il lusso di non correre questo rischio con una serie di indagini di approfondimento, come la colposcopia e la biopsia, ed eventualmente con la rimozione chirurgica della zona identificata come sede di una lesione ad alto rischio oncogeno. Leggi tutto
   
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