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effetti marijuana?

zio00
 

Ciao a tutti, questo è il mio primo post e la mia prima domanda (spero di aver preso la sezione giusta), vi prego di prenderla seriamente.
Volevo sapere se ci sono effetti negativi nell uso di marijuana giornaliero..per esempio: io fumo 3 "canne al giorno" e nient altro..quanto mi fa male? naturalmente tenendo conto sia della droga sia dell tabacco mischiato con questa...
e poi volevo sapere un vostro parere personale sull uso di questa droga, se lo condannate o lo approvate.
Grazie!

MIGLIOR COMMENTO
domva66
Non vorrei sembrare troppo bacchettone. Che altre droghe abbian ben altri effetti è ovvio. Ma è ormai ampiamente dimostrato che la cannabis oltre a dare dipendenza ha importantissimi effetti sia sul sistema nervoso centrale che altri apparati ad esempio cardiovascolare. Le capacita argentine di memorizzazione e relazione nel consumatore di cannabis sono notevolmente diminuite. Per non parlare degli aspetti psichici. Scusa la brutalità mabun consumo di tre canne al giorno è a tutti gli effetti tossicodipendenza. Ti consiglio vivamente di parlarne con il tuo medico o direttamente con un sert. Dal canto mio pensare che sulle strade negli stadi nei centri commerciali ci sono in giro persone che si fanno tre canne al giorno... E aggiungo anche nelle fabbriche e nei cantieri ma anche perché no in parlamento e negli ospedali....mi mette molta molta angoscia. (vale ovviamente anche per tutto il resto alcool compreso). Con simpatia...
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GPZ65
 

Quoto e straquoto. Quanto alla ""sezione" dove postare ti dico che qui c'è una preparatissima Moderatrice capace di dirti tutto sul "fitocomplesso" della cannabis e dei suoi effetti a breve, medio e lungo termine. Ma credo che a te non possa bastare.... E, intanto, potresti postare in "Psichiatria e dipendenze"..... Chiedi aiuto prima che sia troppo tardi!!!

neurath83
 

La Cannabis sativa (il nome latino della Marijuana) provoca euforia, ansia, alterazione della percezione sensoriale, riduzione della memoria e delle performance psicomotorie.

L'uso della Cannabis può provocare tachicardia e ipertensione con eventi gravi in cardiopatici. Gli effetti deleteri sulle capacità cognitive sono reversibili, con la sospensione, tranne che nei forti consumatori.

L'esposizione alla Cannabis durante la gravidanza può avere effetti negativi sullo sviluppo cerebrale soprattutto in età senile.

Inoltre la pianta, essendo coltivata illecitamente, può contenere alte quantità di pesticidi, metalli pesanti (sopratutto arsenico) e varie sostanze tossiche per l'uomo, che vengono utilizzate per la rapida crescita della pianta.

L'alto rischio di dipendenza, la possibile slatentizzazione (slatentizzare significa far emergere, scatenare una malattia latente, di cui non si era a conoscenza) di malattie psichiatriche e il suo effetto immunosoppressore la rendono inutilizzabile a scopo terapeutico.

Qui ci sono diversi studi sulla Cannabis, sono in inglese, ma se ti interessa approfondire...
cannabis sativa - PubMed result

Per quanto riguarda il Tabacco i problemi sono legati sia alla presenza di nicotina, tossica per il Sistema Nervoso e per quello Cardiovascolare, sia per i prodotti che si formano in seguito alla combustione, cancerogeni.

Inoltre ha numerose interazioni con farmaci e altre sostanze, riducendone l'effetto o aumentandone gli effetti collaterali (antidepressivi, vitamina C, estrogeni, insulina, contraccettivi orali, vitamina B12, caffeina, betabloccanti...).

E' stato anche dimostrato un effetto negativo sull'erezione, aumentato dall'assunzione di alcol e Cannabis.

nicotiana tabacum - PubMed result

Direi che ci sono molti ottimi motivi per stare alla larga da entrambe le piante...

__________________
Queste indicazioni sono da intendersi come puro suggerimento e non intendono sostituirsi ai consigli del medico. In presenza di patologie è meglio consultare il proprio medico curante.

https://secondonaturacdc.wordpress.com/
https://www.facebook.com/ErboristeriaSecondoNatura
http://www.ebay.it/sch/secondo_natur...1&_ipg=&_from=
zio00
 

Bè che dire..grazie per le risposte approfondite, anche se mi avete preso per un drogato..non ho bisogno di aiuto ancora!

pondo
 

Citazione:
Originariamente Inviato da zio00 Visualizza Messaggio
Bè che dire..grazie per le risposte approfondite, anche se mi avete preso per un drogato..non ho bisogno di aiuto ancora!

io ho fumato solamente MARIA E HASCH(20 anni circa) sensa bere alcolici e usare altre droghe nemmeno per curiosita'
ho smesso solamente xke' essendo cresciuto abbastanza e nn avendo la possibilita' di crescermi la mia pianticella, per nn incorrere in sanzioni
e la rottura di palle per andare a trovarla ,senno avrei fumato a vita
in pace e serenita'
ops come tutte le cose nn bisogna mai esagerare
senno ogni cosa puo' diventare dannosa
quindi usa un decalogo SE PROPRIO TI VA DI FUMARE
se puoi farne a meno nn bere mai alcolici quando fumi quindi ne prima ne dopo xke' l'uso simultaneo e dannoso se nn fosse per i casini che combina l'alcol
ogni tanto datti uno stop per dare tempo al tuo organismo di smaltire e nn saturarlo tipo 10 15 gg ogni 2-3 mesi
nn fumare eccesivamente tipo una la mattina una il pomeriggio una la sera senno stai sempre fumato ed invece di essere tu ,sei uno stronzo qualunque fumato
nn fumare quando guidi, lavori, ecc ecc.(xke' se combini qualche stronzata danno la colpa alla cannabis e ti prendono per un drogato di merda)
cerca di fumare quando sei stravaccato a goderti un paio di ore in serenita' con te stesso o con gli amici
come ultima cosa cerca di farlo xke' sia un piacere
xke' se diventa un dovere opsssssss smetti e basta( senno significa che la tua testa sta prendendo altre strade eheheh)ed nn quella che sembra a te
PRECISO PER DOVERE CHE QUELLO CHE HO SCRITTO NN DEVE INCITARE NESSUNO AD USARE DROGHE DI NESSUN TIPO
HO SCRITTO SOLO UNA MIA ESPERIENZA PERSONALE

GPZ65
 

Citazione:
Originariamente Inviato da zio00 Visualizza Messaggio
Bè che dire..grazie per le risposte approfondite, anche se mi avete preso per un drogato..non ho bisogno di aiuto ancora!
Capisco che "drogato" è un vocabolo zeppo di connotazioni negative. Ma intanto lo hai scelto tu e nessun altro....
E poi, "tecnicamente"..... Sei tossicodipendente!!!

neurath83
 

Citazione:
Capisco che "drogato" è un vocabolo zeppo di connotazioni negative. Ma intanto lo hai scelto tu e nessun altro....
E poi, "tecnicamente"..... Sei tossicodipendente!!!
beh "drogato" secondo me è un termine giusto, ma nel vero senso della parola: drogato è chi fa uso di droghe e la parte della pianta che si utilizza a scopo curativo si chiama proprio droga (poi nel tempo questo termine ha preso un significato negativo) quindi in un certo senso chiunque assuma fitoterapici può considerarsi un "drogato"

Citazione:
Bè che dire..grazie per le risposte approfondite, anche se mi avete preso per un drogato..non ho bisogno di aiuto ancora!
Se non hai bisogno di aiuto allora smetti e basta, gli effetti collaterali ci sono e sono sommati quelli di cannabis e tabacco.


Citazione:
ogni tanto datti uno stop per dare tempo al tuo organismo di smaltire e nn saturarlo tipo 10 15 gg ogni 2-3 mesi
in 10-15 giorni dopo 2-3 mesi di fumo costante direi che l'organismo non smaltisce proprio niente!

Citazione:
PRECISO PER DOVERE CHE QUELLO CHE HO SCRITTO NN DEVE INCITARE NESSUNO AD USARE DROGHE DI NESSUN TIPO
HO SCRITTO SOLO UNA MIA ESPERIENZA PERSONALE
Innanzitutto non si deve scrivere in maiuscolo perchè nei linguaggi dei forum equivale a gridare, ti prego di non farlo più, secondo ci mancherebbe che ti mettessi ad incitare a far uso di droghe e terzo se la tua è solo un'esperienza personale potresti scrivere quello che hai fatto tu e non scrivere un decalogo

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pondo
 

mi scuso delle maiuscole xke' sono nuovo di forum
per il resto scrivo quello che mi pare
se nn ti piace (fa come in Cina mettiti a fare il controllore e censore ma nn rompere con i tuoi giudizi)

neurath83
 

Citazione:
Originariamente Inviato da pondo Visualizza Messaggio
mi scuso delle maiuscole xke' sono nuovo di forum
per il resto scrivo quello che mi pare
se nn ti piace (fa come in Cina mettiti a fare il controllore e censore ma nn rompere con i tuoi giudizi)
mi sembra di non aver espresso giudizi di alcun tipo, nè di aver censurato nessuno, ma solo di aver risposto con validi argomenti ad un utente che chiedeva informazioni. Neanche nei tuoi confronti non ho espresso giudizi, ho solo fatto notare che chi riporta una propria esperienza parla in prima persona e non fa un decalogo (termine che hai utilizzato tu nel tuo post e che io ho solo ripreso) e che nel forum ci sono determinate regole da rispettare che tutti sono pregati di leggere, primo tra tutti il rispetto per tutti coloro che partecipano al forum.

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Guitar-heromc
 

Smascherati i miti sulla marijuana
SMASCHERATI I MITI SULLA MARIJUANA
RIVELAZIONI DELLE PROVE SCIENTIFICHE
di Lynn Zimmer, John P. Morgan

INTRODUZIONE

Fin dagli Anni Venti, i fautori del proibizionismo nei confronti della marijuana hanno esagerato sui pericoli della droga. In
periodi diversi, si sono affermate pretese diverse, ma poche di esse sono state abbandonate. Anzi, molte della favole
sulla "pazzia da fumo" usate per sollecitare il supporto alle prime leggi contro la marijuana continuano a comparire sulle
pubblicazioni odierne del governo e dei media.
In un certo momento, nel corso degli Anni Settanta, sembrò che le indagini scientifiche cominciassero ad influenzare
l'indirizzo politico del governo nei confronti della marijuana. A seguito di approfondite rassegne delle prove esistenti da
parte di studiosi e di commissioni ufficiali, le sanzioni penali per i reati in materia di marijuana furono ridotte e parecchi
stati si misero sulla strada della depenalizzazione. Tuttavia, in risposta alle preoccupazioni persistenti circa la tossicità
potenziale della marijuana, il governo ha accresciuto i fondi per la ricerca scientifica, soprattutto attraverso il National
Institute on Drug Abuse (NIDA) di nuova istituzione.
Probabilmente, gli studi più importanti degli Anni Settanta sono state tre vaste "ricerche sul campo", effettuate in Grecia,
Costa Rica e Jamaica. Tali studi, che miravano ad accertare l'impatto della marijuana a carico di consumatori nel proprio
ambiente naturale, erano integrati da esami clinici ed esperimenti di laboratorio finalizzati a rispondere ai quesiti sulla
marijuana che continuavano ad essere dibattuti nella letteratura scientifica. I dati di tali studi, pubblicati in numerosi
volumi e riviste specializzate, riguardavano argomenti quali gli effetti della marijuana sul cervello, sui polmoni, sul
sistema immunitario e su quello riproduttivo, il suo impatto nei confronti della personalità, dello sviluppo e degli
stati incentivanti, nonché nei confronti della potenzialità di assuefazione. Anche se tali studi non rispondevano a tutte le
residue questioni sulla tossicità della marijuana, essi suffragavano in generale l'idea che la marijuana fosse una droga
relativamente innocua, non del tutto priva di danni potenziali, ma incapace di causare gravi danni alla maggioranza dei
singoli consumatori o alla società. Negli anni successivi sono stati condotti ulteriori studi a migliaia, molti di essi finanziati
dal NIDA, e nell'insieme essi asseverano il sostanziale margine di innocuità della marijuana. La nostra analisi di tale
corpus di lavori rivela qua e là la presenza di uno studio che indica una maggiore tossicità di quanto non si pensasse in
precedenza. Ma in quasi tutti tali casi, le metodologie rivelavano gravi carenze e i risultati non hanno potuto essere
confermati da altri ricercatori.
Particolarmente a partire dagli Anni Ottanta, quando è incominciata la rinnovata guerra del governo federale contro la
cannabis, sia i finanziamenti per la ricerca sulla marijuana, sia la divulgazione dei risultati sono divenuti altamente
politicizzati. Anzi, il ruolo del NIDA sembra esser divenuto di servizio nella Guerra alle Droghe. Dozzine di affermazioni
sulla tossicità appaiono nei suoi documenti, malgrado l'esistenza di moltissimi studi scientifici che confutano la loto validità.
Nel contempo, vengono ignorati gli studi che non rilevano una grave tossicità.
Nelle pagine che seguono, prenderemo in rassegna le prove scientifiche collegate ai più eminenti pronunciamenti contro
la marijuana.
Affermazione n. 1: Il consumo della marijuana aumenta ad un tasso allarmante.
Le notizie relative ad un lieve aumento dei consumi di marijuana, specialmente tra i giovani, vengono usate per
convincere gli americani circa la necessità di una rinnovata campagna sui pericoli della droga per scongiurare una
epidemia incombente.
I FATTI
In base alle indagini sulla popolazione effettuate dal governo, il consumo di marijuana ha cominciato a diminuire nel
1980, dopo oltre un decennio di costante aumento. Nel 1990, la tendenza alla discesa ha mostrato segni di
rallentamento, ma il tasso di consumo è rimasto sostanzialmente inferiore a quello registrato negli Anni Settanta.
Ad esempio, nel gruppo di età 12-17 anni, il consumo di marijuana è stato pari a circa l'8% nel 1992, rispetto al 24,1 nel
1979. Nel gruppo di età 18-25 anni, esso è stato pari al 23% nel 1992, rispetto al 46,9% nel 1979.
Una indagine specifica sugli studenti della scuola superiore mostra una tendenza analoga, con tassi di consumo, negli
Anni Novanta, ben al disotto di quelli rilevati negli Anni Settanta. Tuttavia, dopo aver toccato la punta minima nel 1992,
essi sono cresciuti lievemente nei due anni successivi.
Prevalenza della durata della vita della marijuana
Studenti delle ultime classi dell'High school, 1976-1994
Psiconautica
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1976 1978 1980 1982 1984 1986 1988 1990 1992 1994
52,8 59,2 60,3 58,7 54,9 50,9 47,2 40,7 32,6 38,2
L'indagine relativa alla high school era stata originariamente concepita dal National Institute on Drug Abuse (NIDA) quale
misura del consumo non patologico di droga. Essa è tuttora la misura attuale.
L'adolescenza è un periodo di sperimentazione che comprende, tra l'altro, il consumo di droga. La maggior parte dei
consumatori adolescenti non si trasformano in tossicodipendenti. Anzi il maggior numero di essi, dopo qualche anno di
sperimentazione, cessano del tutto l'uso di droghe illecite.
Probabilmente non sapremo mai perché i consumi di marijuana vanno su e giù nel tempo. Tuttavia è bene rilevare come
il recente aumento si è verificato tra la medesima popolazione giovane che era stata esposta ad un decennio di
campagna anti-marijuana nelle scuole e sui media. Tale campagna, basata su esagerazioni circa i danni della marijuana
e su una ideologia all'insegna del "dite no e basta" è chiaramente fallita.
I giovani, e l'America in generale, devono conoscere le prove scientifica sulla marijuana se si vuole che assumano
decisioni a ragion veduta circa l'uso personale della droga e circa il futuro della politica americana sulla droga.
Affermazione n.2: La potenza della marijuana è notevolmente cresciuta
L'affermazione secondo cui a partire dagli Anni Settanta si è verificato un aumento di 10, 20, 30 volte della potenza della
marijuana viene usata per screditare precedenti studi che mostravano danni minimi provocati dalla droga, e per
convincere i consumatori di tempi passati che la marijuana odierna è assai più pericolosa.
I FATTI
Da oltre 20 anni il Progetto di Monitoraggio della Potenza (PMP - Potency Monitoring Project) finanziato dal governo
presso l'Università del Mississippi, studia i campioni di marijuana presentati dal funzionari delle forze dell'ordine degli Stati
Uniti. I sequestri effettuati dalla polizia non sono mai risultati corrispondenti alla marijuana generalmente a disposizione
dei consumatori in tutto il paese e, nel corso degli Anni Settanta, essi erano costituiti in prevalenza da "kilobricks" (lett.
mattoni da un chilo) messicani di volume elevato e di bassa potenza.
Nel corso degli Anni Settanta, il PMP ha regolarmente dato conto delle medie di potenza inferiori all'1%, con un indice
minimo dello 0,4% nel 1974. Mentre è possibile che le persone talvolta si siano procurata marijuana di potenza così
ridotta, perché la droga divenisse popolare negli Anni Sessanta e Settanta, la maggioranza dei consumatori devono
essersi riforniti regolarmente di marijuana con un più elevato contenuto di THC.
Fin verso la fine degli anni Settanta, i campioni del PMP non comprendevano tradizionalmente nessuno dei prodotti di
cannabis di maggior potenza, come i germogli e la sinsemilla, anche se essi erano in vendita sul mercato al dettaglio.
Quando la mutata prassi nel comportamento della polizia ne resero possibile il sequestro, le medie di potenze del PMP
sono risultate più alte.
Ogni analisi autonoma sulla potenza, nel corso degli Anni Settanta ha riscontrato medie di THC più elevate di quelle del
PMP. Ad esempio, i 59 campioni presentati ai PharmChem Laboratories nel 1973 avevano una media dell'1,62%;
soltanto 16 (27%) contenevano meno dell'1% di THC, più della metà superavano il 2%, e circa un quinto raggiungeva
oltre il 4%. Nel 1975, i campioni PharmChem oscillavano dal 2 al 5%, con punte massime fino al 14%, pari a circa 30
volte la media di 0.71 registrata dal PMP.
Dopo il 1980, sia il numero, sia la varietà dei sequestri ufficiali è aumentata in maniera spettacolare, migliorando le medie
denunciate dal PMP, anche se esse continuano a basarsi sulla "convenienza" anziché su campioni "rappresentativi".
Come indicato qui appresso, la potenza media è rimasta sostanzialmente immutata dai primi Anni Ottanta in poi:
Percentuale media di THC nella marijuana sequestrata, 1981-1993
Progetto di Monitoraggio della potenza del Mississippi
1981 1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993
2,28 3,05 3,23 2,39 2,82 2,30 2,93 3,29 3,06 3,36 3,36 3,00 3,32
Anche se la potenza è lievemente cresciuta rispetto agli anni Settanta, ciò non significa che il fumo della marijuana sia
divenuto più pericoloso. Anzi, poiché il rischio primario per la salute derivante dalla marijuana viene dal fumo, prodotti di
maggior potenza possono risultare meno pericolosi poiché consentono ai consumatori di raggiungere l'effetto voluto con
Psiconautica
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una minore inalazione.
Affermazione n.3: La marijuana è una droga priva di valore terapeutico
Le proposte di legalizzazione della marijuana quale farmaco sono contraddette dalla dichiarazione circa l'esistenza di
droghe più sicure e più efficaci, tra cui una versione di sintesi del delta-9-THC, ingrediente principale della marijuana.
I FATTI
Da migliaia di anni, in tutto il mondo, la marijuana è stata usata per il trattamento di una serie di affezioni.
Oggi, negli Stati Uniti, tale uso è proibito. Anche se trentasei Stati hanno approvato leggi che consentono l'uso della
marijuana come medicina, la legge federale vieta loro di rendere legalmente disponibile la marijuana per i pazienti.
Numerosi studi dimostrano che la marijuana è efficace nel ridurre la nausea e il vomito, nell'abbassare la pressione
intraoculare in caso di glaucoma, e nel ridurre gli spasmi e la spasticità muscolare. Oggi molti usano la marijuana per
questi e per altri fini, malgrado il suo status illegale.
Le persone sottoposte a chemioterapia per il cancro hanno trovato che il fumo della marijuana è efficace contro la
nausea, spesso più efficace dei farmaci in circolazione. Ben il 44% degli oncologi che hanno risposto ad un questionario,
hanno dichiarato di aver suggerito l'uso della marijuana ai propri pazienti affetti da cancro; altri hanno affermato che la
raccomanderebbero se fosse legalizzata.
La marijuana viene anche fumata da migliaia di pazienti affetti da AIDS per il trattamento della nausea e del vomito
associati, sia alla malattia, sia alla terapia a base di droga AZT. Poiché stimola l'appetito, la marijuana contrasta anche
le "perdite" relative all'HIV, in quanto consente ai pazienti affetti da AIDS di acquistare peso e di prolungarne la vita.
Nel 1986, una capsula sintetica di delta-9-THC (Marinol) è stata posta in vendita negli Stati Uniti quale antiemetico.
Malgrado una qualche efficacia, tale prodotto presenta gravi inconvenienti, compreso il costo. Ad esempio, un paziente
che assumesse tre capsule da 5 mgm al giorno, spenderebbe oltre 5.000 dollari l'anno per il Marinol. A confronto con il
prodotto naturale inalato con il fumo, il Marinol ha anche alcune lacune di carattere farmacologico.
Poiché il THC somministrato in capsule orali entra lentamente nel circolo sanguigno, esso provoca più basse
concentrazioni di siero per dose.
Il THC per bocca circola nel corpo più a lungo con concentrazioni efficaci, e una maggior parte di esso viene
metabolizzato in composto attivo; quindi esso provoca più di frequente spiacevoli effetti psicoattivi.
Nei pazienti che soffrono di nausea, l'ingestione stessa di capsule può provocare il vomito.
In breve, il fumo di marijuana grezza è più efficace per la somministrazione del THC e, in taluni casi, può risultare più
efficace.
La persistente illegalità della marijuana si basa più su considerazioni di natura politica che su deduzioni di carattere
scientifico. Anche se negli Anni Settanta il governo ha finanziato una indagine sulle potenzialità terapeutiche della
marijuana, il suo ruolo è divenuto quello di bloccare le nuove ricerche e di opporsi a qualsiasi modifica dello status legale
della marijuana.
Affermazione n.4: La marijuana provoca affezioni polmonari
Spesso si sente dire che il fumo della marijuana contiene concentrazioni di irritanti talmente alte che il rischio che i
consumatori di marijuana corrono di contrarre affezioni polmonari è uguale o maggiore a quello dei fumatori di tabacco.
I FATTI
Fatta eccezione per gli ingredienti psicoattivi, il fumo del tabacco e quello della marijuana sono pressoché identici. Dato
che la maggioranza dei fumatori di marijuana inalano più profondamente e trattengono il fumo nei polmoni, può darsi che
venga assunto un maggior quantitativo di materiale pericoloso per sigaretta. Peraltro, è il volume totale di inalazione di
irritanti che conta, e non il quantitativo di ciascuna sigaretta.
La maggior parte dei fumatori di tabacco fuma più di dieci sigarette al giorno ed alcuni arrivano a quaranta e più. I
fumatori regolari di marijuana di rado fumano più di 3-5 sigarette al giorno e la maggioranza di essi ne fuma molte di
meno. Quindi l'ammontare di materiale irritante inalato quasi mai si avvicina a quello dei fumatori di tabacco.
I consumatori abituali di marijuana sono colpiti da sintomi di difficoltà respiratorie derivanti dal fumo, quali tosse cronica,
Psiconautica
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catarro cronico ed asma. Tuttavia l'unico studio clinico in prospettiva non rivela aumenti del rischio di malattie polmonari
gravi (bronchite cronica ed enfisema).
A partire dal 1982, ricercatori dell'Università di Los Angeles in California (UCLA) hanno effettuato analisi circa la funzione
polmonare e le caratteristiche delle cellule bronchiali dei soli fumatori di marijuana, dei soli fumatori di tabacco, dei
fumatori dell'una e dell'altro, e dei non-fumatori. Pur avendo rilevato modifiche nei soli fumatori di marijuana, esse sono
risultate assai meno pronunciate rispetto a quelle riscontrate nei fumatori di tabacco.
La natura delle trasformazioni indotte dalla marijuana è anch'essa diversa, in quanto le modifiche si riscontrano
principalmente nelle grosse vie respiratorie, non già in quelle piccole periferiche attaccate dal fumo del tabacco. Poiché è
l'infiammazione di queste ultime che provoca la bronchite cronica e l'enfisema, i fumatori di marijuana non sono colpiti da
tali affezioni.
Nel corso di una indagine epidemiologica, circa 1.200 soggetti hanno fornito dati sul fumo e sulla funzione polmonare ad
intervalli di due anni. Una larga percentuale dei soggetti è stata sottoposta ad un test sulla funzione polmonare. Mentre
un piccolo gruppo di persone che avevano fumato marijuana in precedenza rivelavano notevoli anormalità polmonari, i
fumatori attuali di marijuana non rivelavano notevoli riduzioni delle funzioni polmonari.
Non esistono dati epidemiologici o clinici aggregati che inducano a ritenere che soltanto i fumatori di marijuana vengano
colpiti da cancro del polmone. Tuttavia, poiché alcune modifiche delle cellule bronchiali appaiono pre-cancerose, è
possibile un maggior rischio di cancro tra i fumatori abituali di marijuana.
Poiché i rischi polmonari associati al consumo di marijuana si riferiscono al fumo, il danno viene eliminato con altri
metodi di assunzione. Per i fumatori incalliti, il rischio polmonare può essere ridotto con i prodotti di maggiore potenza, i
quali consentono di ottenere gli effetti psicoattivi desiderati con una minore inalazione di irritanti. I fumatori potrebbero
anche essere incoraggiati ad abbandonare l'inalazione profonda ed a non trattenere il respiro, che producono solo un
lieve aumento dell'assunzione della droga. Infine, il rischio polmonare potrebbe essere ridotto se la marijuana venisse
fumata in pipe ad acqua anziché sotto forma di sigarette.
Affermazione n.5: La marijuana debilita il funzionamento del sistema immunitario
Si è affermato in ogni sede che la marijuana accresce in maniera sostanziale il rischio dei consumatori di contrarre varie
malattie infettive. Tale voce, sorta per la prima volta negli Anni Settanta, ha assunto una nuova importanza negli anni
Ottanta, a seguito della pubblicazione di dati circa il consumo di marijuana da parte di persone affette da AIDS.
I FATTI
Lo studio principale che ha dato esca alla prima informazione circa i danni al sistema immunitario riguardava i preparati
creati con cellule leucocitarie prelevate ai fumatori di marijuana ed i relativi controlli. Dopo aver esposto le cellule ai noti
attivatori immuni, i ricercatori registravano un tasso inferiore di "trasformazione" in quelle prelevate ai fumatori di
marijuana.
Peraltro, numerosi gruppi di scienziati che hanno usato tecniche analoghe, non hanno confermato i dati dello studio
originario.
Anzi, uno studio del 1988 ha dimostrato un aumento della rispondenza quando i leucociti dei fumatori di marijuana
venivano esposti ad attivatori immunologici.
Gli studi effettuati su animali di laboratorio hanno registrato il deterioramento del sistema immunitario a seguito di
somministrazione di THC, ma solo a seguito di impiego di dosi estremamente elevate. Ad esempio, uno studio ha
dimostrato un aumento nella infezione da herpes in roditori cui erano state impartite dosi da 100 mg/kg/ al giorno, una
dose all'incirca 1000 volte superiore a quella necessaria per produrre un effetto psicoattivo negli esseri umani.
Non esistono studi clinici o epidemiologici che rivelino aumenti delle infezioni batteriche, virali o parassitarie tra i
consumatori di marijuana. In tre vasti studi sul campo condotti, nel corso degli anni Settanta in Giamaica, Costa Rica e
Grecia, i ricercatori non hanno riscontrato differenze nella suscettibilità alle malattie tra i consumatori di marijuana e i
gruppi di controllo.
Il consumo di marijuana non fa aumentare il rischio di infezione da HIV, né accresce l'inizio o l'intensità dei sintomi nei
pazienti di AIDS. Anzi, la decisione del FDA di approvare l'uso del Marinol (THC sintetico) per l'impiego nella sindrome
da HIV si è basata sull'assenza di immunopatologia ascrivibile al THC.
Oggi, migliaia di persone affette da AIDS fumano giornalmente marijuana per combattere la nausea e stimolare
l'appetito. Non esiste alcuna base scientifica a favore della affermazione che tale prassi comprometta il loro sistema
immunitario. Anzi, la recente scoperta di un recettore cannabinoide periferico associato con il tessuto linfatico
Psiconautica
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incoraggerebbe l'esplorazione aggressiva dell'uso potenziale del THC quale stimolatore del sistema immunitario.
Affermazione n.6: La marijuana danneggia la maturazione e la riproduzione sessuale
E' stato detto che la marijuana interferisce con la produzione di ormoni associati alla riproduzione, provocando la
possibile sterilità nei consumatori adulti e un ritardo nello sviluppo sessuale degli adolescenti.
I FATTI
Non esiste prova secondo cui la marijuana danneggia il funzionamento del sistema riproduttivo maschile.
Gli studi sul campo giamaicani e costaricani non hanno riscontrato differenze dei livelli ormonali tra i consumatori e i non
consumatori di marijuana.
Nelle indagini epidemiologiche nei confronti dei consumatori di marijuana non sono emersi importanti problemi in ordine
alla fertilità.
Nel 1974, i ricercatori hanno riferito una diminuzione di testosterone, una ridotta funzione sessuale e la presenza di
cellule spermatiche anormali in maschi consumatori cronici di marijuana. In uno studio di laboratorio, gli stessi ricercatori
hanno registrata un'acuta diminuzione di testosterone, senza però alcun effetto cronico dopo sei settimane di fumo; non
sono stati valutati volume e qualità dello sperma. In altri studi di laboratorio, i ricercatori in genere non sono riusciti a
ripetere tali risultati neanche con somministrazione di altissime dosi di THC - fino a venti sigarette al giorno per trenta
giorni - mentre un altro studio ha riscontrato una lieve diminuzione delle concentrazioni dello sperma. In tutti gli studi, i
risultati dei test sono rimasti entro parametri normali e probabilmente senza conseguenze a carico della attuale fertilità.
Gravi conseguenze negative si sono anche verificate nei confronti di animali maschi di laboratorio, anche se solo con
dosi quotidiane estremamente elevate di THC.
Dato più importante, in entrambi gli studi di laboratorio con esseri umani ed animali, tutti i mutamenti osservati si
annullavano una volta smessa la somministrazione di THC.
L'affermazione secondo cui la marijuana danneggia il funzionamento del sistema riproduttivo femminile negli esseri
umani non trova alcun conforto nella letteratura scientifica.
Gli studi epidemiologici non hanno rivelato una minor fertilità nelle donne consumatrici di marijuana, ed una recente
indagine ha permesso di constatare la assenza di incidenza sugli ormoni sessuali femminili del consumo cronico di
marijuana.
Gli studi sugli animali rivelano mutamenti ormonali e ovulazione depressa a seguito della somministrazione di dosi
estremamente elevate di THC. Come avviene con i maschi, tali mutamenti scompaiono una volta completato
l'esperimento. Inoltre, dopo la somministrazione per un anno intero di THC a scimmie, esse hanno sviluppato una
tolleranza nei confronti dei suoi effetti ormonali ed hanno ripreso i cicli normali.
Quasi subito dopo la pubblicazione dei pochi studi sull'impatto della marijuana a carico degli ormoni riproduttivi, hanno
fatto la loro comparsa moniti sul potenziale influsso della marijuana nei confronti dello sviluppo sessuale degli
adolescenti.
A parte l'unico caso di un sedicenne fumatore di marijuana che non aveva raggiunto la pubertà, nulla si è verificato che
abbia fatto pensare all'esistenza di una tale possibilità. In qualunque altro modo si possa considerare la marijuana come
dannosa per gli adolescenti, essa non ritarda il loro sviluppo sessuale.
Affermazione n.7: Il consumo di marijuana in gravidanza danneggia il feto
Una poderosa accusa nelle campagne antidroga è quella secondo cui i bambini sono permanentemente danneggiati
dall'uso fatto dalle loro madri di droghe nel corso della gravidanza. Oggi si sostiene comunemente che la marijuana è la
causa di difetti alla nascita e di deficit di sviluppo.
I FATTI
Numerosi studi hanno sostenuto il verificarsi di scarso peso alla nascita e di anormalità fisiche tra i neonati esposti in utero
alla marijuana. Tuttavia, quando è stato effettuato il controllo di altri fattori che notoriamente incidono a danno dell'esito
della gravidanza - ad esempio, età della madre, categoria socio-economica di appartenenza, e consumo di alcol e tabacco
- è scomparsa l'associazione tra consumo di marijuana e conseguenze fetali negative.
Parecchi altri studi non hanno riscontrato impatti negativi dall'esposizione alla marijuana. Tuttavia, quando si riscontrano
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risultati negativi, essi vengono notevolmente reclamizzati, a prescindere dalla qualità dello studio.
Spesso si sostiene che il consumo di marijuana in gravidanza provoca la leucemia infantile. Alla base di tale
affermazione c'è un unico studio in cui il 5% delle madri di minori leucemici hanno ammesso di aver consumato
marijuana prima o durante la gravidanza. Un "gruppo di controllo" di madri con figli normali veniva quindi costituito e
interpellato per telefono circa il precedente consumo della droga. Il tasso di consumo dello 0,5% è stato usato per
calcolare un rischio di leucemia dieci volte più grande nei minori nati da consumatrici di marijuana. Dato che le indagini
nazionali mostrano tassi di prevalenza della marijuana in ragione di almeno il 10%, le madri di tale "gruppo di controllo"
quasi certamente devono avere denunciato un uso minore della droga ad estranei al telefono.
Pure usati quale prova del danno fetale provocato dalla marijuana sono due studi longitudinali, in cui i figli di consumatrici
di marijuana sono stati sottoposti a ripetuti esami. Tuttavia ad una osservazione più attenta, gli effetti della marijuana
appaiono essere minimi, se non addirittura inesistenti.
Dopo aver riscontrato un lieve deficit nella rispondenza visiva tra neonati esposti alla marijuana, non sono state
evidenziate differenze a 6 mesi, a 12 mesi, a 18 mesi o a 24 mesi. All'età di tre anni, la sola differenza (previo controllo
delle variabili capaci di indurre in confusione) è stata che i bambini di fumatrici "moderate" erano dotati di capacità psicomotorie
superiori. All'età di 4 anni, i figli di consumatrici "pesanti" di marijuana (in media 18,7 sigarette la settimana)
avevano un punteggio inferiore in una sola sotto-scala di un test standardizzato di sviluppo del linguaggio. A 8 anni di età
quegli stessi bambini riportavano un punteggio inferiore in un solo compito computerizzato - quello che misurava la
"vigilanza". In decine di altre scale e sottoscale, non venivano riscontrate differenze di sorta.
In un altro studio, sono stati sottoposti a 10 test standardizzati bambini di 3 anni di età esposti e non esposti alla
marijuana. I ricercatori non hanno riscontrato differenze nei punteggi finali. Peraltro, suddividendo il campione a seconda
della razza, essi hanno rilevato - unicamente tra i bambini afroamericani - punteggi più bassi in una sola sotto-scala per
quelli esposti nel primo trimestre e punteggi inferiori in una diversa sotto-scala per quelli esposti nel secondo trimestre.
Anche se è consigliabile avvertire le gestanti di astenersi dal far uso della maggior parte delle droghe - ivi compresa la
marijuana - il peso delle prove scientifiche indica che quest'ultima ha poche conseguenze negative per il feto umano in
fase di sviluppo.
Affermazione n.8: La marijuana provoca danni al cervello
Gli oppositori sostengono che la marijuana danneggia le cellule cerebrali e che tale danno, a sua volta, provoca la
perdita della memoria, minorazioni della percezione e difficoltà nell'apprendimento.
I FATTI
La base originaria di tale affermazione è costituita da una relazione secondo cui, all'esame autoptico, sono stati
riscontrati mutamenti strutturali in diverse regioni del cervello di due scimmie rhesus esposte al THC. Poiché tali
mutamenti comportavano primariamente l'ippocampo, una regione corticale del cervello che svolge, come è noto, un
ruolo importante nel campo dell'apprendimento e della memoria, tale risultato ha fatto pensare a possibili conseguenze
negative nei confronti dei consumatori di marijuana.
Altri studi, effettuati su roditori, hanno riscontrato simili mutamenti cerebrali.
Tuttavia, per ottenere tali risultati, si è dovuto far ricorso a massicce dosi di THC - fino a 200 volte la dose psicoattiva per
gli esseri umani. In realtà, studi nei quali la dose umana è risultata aumentata di 100 volte non hanno registrato alcun
danno.
Nello studio pubblicato più di recente, le scimmie rhesus, mediante inalazione con maschera facciale, sono state esposte
all'equivalente di 4,5 sigarette il giorno per una anno intero. Messe a morte dopo sette mesi, non sono state osservate
alterazioni dell'architettura dell'ippocampo, delle dimensioni e del numero delle cellule, o della configurazione delle
sinapsi. Gli autori concludono che: "mentre degli effetti comportamentali e neuroendocrini sono stati rilevati nel corso
della esposizione al fumo di marijuana nella scimmia, non sono stati riscontrati effetti neuropatologici e neurochimici
dell'esposizione alla marijuana a distanza di 7 mesi dal regime di fumo della droga attuato nel corso di un anno".
Quindi, a distanza di venti anni dalla prima relazione sul danno cerebrale in due scimmie esposte alla marijuana,
l'affermazione circa il danno fisiologico alle cellule cerebrali è stato efficacemente contraddetto.
Non sono stati mai effettuati esami autoptici del cervello di esseri umani consumatori di marijuana. Tuttavia, numerosi
studi hanno preso in esame l'effetto della marijuana sulle funzioni cognitive collegate con il cervello. Essi in gran parte
usano un progetto sperimentale nel quale ai soggetti viene somministrata marijuana in un ambiente di laboratorio, e
quindi vengono posti a confronto con i controlli in una serie di rilevazioni relative alla attenzione, all'apprendimento ed
alla memoria.
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In molti studi non sono state riscontrate differenze rilevanti. Esiste anzi una ricerca fondamentale che dimostra come
l'intossicazione da marijuana non mette a repentaglio il recupero di informazioni apprese in precedenza. Tuttavia,
esistono prove secondo cui la marijuana, particolarmente in dosi elevate, può interferire con la capacità dei consumatori di
trasferire nuove informazioni nella memoria a lungo termine.
Mentre si è in generale d'accordo che, sotto l'influsso della marijuana l'apprendimento è meno efficiente, non esistono
prove che i consumatori di marijuana - compresi quelli a lungo termine - soffrono di un impedimento permanente. Anzi,
numerosi studi che mettono a confronto consumatori e non consumatori non rilevano differenze notevoli in merito
all'apprendimento, alla memoria, o ad altre funzioni cognitive.
Affermazione n.9: La marijuana provoca dipendenza
Si sente ora spesso dire che la marijuana provoca una profonda dipendenza e che ogni ulteriore aumento del consumo
conduce inevitabilmente ad un aumento della tossicomania.
I FATTI
Sostanzialmente tutte le droghe vengono usate "a guisa di assuefazione" da alcune persone. Peraltro, perché una droga
venga individuata come fonte di elevata dipendenza, devono esservi prove che un gran numero di consumatori risultano
ripetutamente sconfitti nei loro tentativi di smettere l'uso e sviluppano modelli di consumo che interferiscono con le altre
attività della vita.
Indagini epidemiologiche nazionali dimostrano che la grande maggioranza delle persone che sperimentano l'uso della
marijuana non diventano consumatori regolari di essa.
Nel 1993, tra gli americani di oltre 12 anni di età, circa il 34% aveva fatto un qualche uso di marijuana nella loro vita, ma
solo il 9% ne aveva assunta nell'anno precedente, il 4,3% nel mese precedente e il 2,8% nella settimana precedente.
Uno studio longitudinale su giovani adulti, in precedenza intervistati quando frequentavano la high school, ha registrato
anch'esso una alta percentuale di abbandono della marijuana. Mentre il 77% aveva fatto uso della droga, ben il 74% di
essi non ne aveva fatto uso nell'anno precedente, e ben l'84% non ne aveva fatto uso il mese precedente.
Ovviamente, anche le persone che continuano a far uso di marijuana per parecchi anni o più non necessariamente
divengono "dipendenti" da essa. Molti consumatori regolari - compresi quelli che ne fanno uso giornalmente - fanno un
uso della marijuana che non interferisce con altre attività della vita, le quali ultime in alcuni casi possono risultarne
migliorate.
Vi sono solo scarse prove che la marijuana produca dipendenza fisica e senso di privazione negli esseri umani.
Quando ai soggetti umani sono state somministrate dosi orali giornaliere di 180-210 mg di THC - l'equivalente di 15-20
sigarette al giorno - la brusca interruzione provocava sintomi negativi, tra cui insonnia, irrequietezza, nausea, perdita di
appetito e sudorazione. I responsabili dell'esperimento hanno interpretato tali sintomi quale prova di dipendenza fisica.
Tuttavia, essi hanno rilevato la natura relativamente lieve della sindrome e sono rimasti scettici circa il suo verificarsi
quando la marijuana venga assunta in dosi ed in situazioni ordinarie. Anzi, quando alle persone è consentito di
controllare i consumi, anche le dosi elevate non sono seguite da sintomi negativi di astinenza.
La sindrome da privazione è stata creata in animali di laboratorio successivamente alla somministrazione di dosi
elevatissime. Di recente, nel corso di una conferenza svoltasi con il patrocinio del NIDA, un ricercatore ha descritto
osservazioni inedite sui ratti pre-trattati con THC e poi sottoposti a dosi di un cannabinoide bloccante dei ricettori.
Nessuna sorpresa che ciò abbia provocato una improvvisa privazione, attraverso il subitaneo blocco dei ricettori della
droga. Tale risultato non ha rilevanza nei confronti dei consumatori umani i quali, una volta smesso l'uso, sperimentano
una assai graduale rimozione del THC dai ricettori.
I più sfacciati divulgatori della capacità della marijuana di produrre assuefazione sono i fornitori di terapie i quali, in anni
recenti, hanno incluso in misura crescente nei loro programmi i consumatori di marijuana. Il crescente ricorso a
tecnologie per la individuazione della presenza della droga nei posti di lavoro, nelle scuole ed altrove ha anche dato
luogo ad un gruppo d consumatori di marijuana che si autodefiniscono "tossicodipendenti" allo scopo di ricevere il
trattamento anzichè una punizione.
Affermazione n.10: Le emergenze sanitarie dovute alla marijuana sono in aumento
Quale prova degli effetti dannosi della marijuana, i fautori della messa al bando indicano gli spettacolari aumenti degli
episodi da pronto soccorso dovuti alla ingestione della droga.
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I FATTI
I dati raccolti dalla Drug Abuse Warning Network (DAWN) mostrano un recente aumento delle "denunce a carico della
marijuana" da parte di persone che chiedono aiuto al pronto soccorso degli ospedali. Usando un modulo di una facciata,
il personale del pronto soccorso registra "episodi di abuso di droga", annota la presenza o l'assenza di alcol quale fattore
accessorio, ed elenca fino a quattro droghe recentemente consumate dal paziente.
Sebbene la DAWN abbia iniziato la compilazione dei dati negli Anni Settanta, recenti modifiche delle procedure di
registrazione, la selezione degli ospedali, e i metodi di stima statistica impediscono raffronti tra i dati raccolti
precedentemente al 1988 con quelli registrati di recente. Quindi, la trattazione in merito alle tendenze nel pronto
soccorso è limitata agli anni dal 1988 al 1993.
Il numero più basso di citazioni della marijuana, registrato nel 1990, è stato di 15.706 (7,1 citazioni su centomila abitanti).
Il numero più alto è stato pari a 29.166 (12,7 su centomila abitanti), registrato nel 1993.
Sulla base di tali cifre, è stato annunciato un aumento dell'86%. Peraltro, se si prende come "anno-base" il 1988 - anno
in cui le citazioni di marijuana sono state 19.962 - l'aumento si riduce immediatamente di oltre la metà al 42%.
Malgrado la marijuana sia la droga illecita usata più frequentemente di tutte al livello del pronto soccorso, essa rimane la
droga illecita meno frequentemente citata.
Nel 1993, la marijuana figurava al 6,25% delle denunce, rispetto al 15,3% della cocaina ed al 9,8% dell'eroina. Anche le
vendite come antidolorifico al bancone figuravano più spesso della marijuana con un totale del 9% del totale.
Per i giovani di età dai 6 ai 17 anni, erano più le citazioni della marijuana che quelle di eroina e cocaina, non già perché la
marijuana sia più dannosa per loro, ma perché queste ultime droghe sono assai poco di frequente usate dai giovani. Nel
predetto gruppo di età le citazioni di antidolorifici acquistati al bancone sono state sostanzialmente superiori a quelle per la
marijuana. Mentre quest'ultima era pari al 6,48% delle denunce di droga da parte dei giovani, gli antidolorifici da bancone
erano pari al 47%.
Rispetto alla popolazione totale, la marijuana non solo viene citata meno di frequente di altre droghe-passatempo, ma di
rado è citata da sola. Nel 1992, in oltre l'80% degli episodi di abuso di droga relativi alla marijuana, veniva citata almeno
un'altra droga; e in oltre il 40% venivano nominate due o più altre droghe.
Su 24.000 citazioni di marijuana nel 1992, oltre 13.000 vedevano coinvolti alcolici, e circa 10.000 la cocaina.
Malgrado i recenti aumenti delle denunce di marijuana, il pronto soccorso degli ospedali non risulta invaso da
consumatori di marijuana in cerca di un medico. Nel 1992, su un totale di 433.493 denunce di droga, solo 4,464 -circa
l'1% - si riferivano all'uso esclusivo di marijuana.
Affermazione n.11: La marijuana produce una sindrome di demotivazione
Si sostiene che la marijuana abbia un effetto deleterio sulla società in quando rende i consumatori passivi, abulici,
improduttivi, e incapaci (o contrari) a far fronte alle proprie responsabilità.
I FATTI
Il concetto di una sindrome di demotivazione è comparso la prima volta verso la fine degli anni Sessanta, mentre il
consumo di marijuana cresceva tra i giovani americani. Negli anni successivi, malgrado la mancanza di una definizione
del concetto comunemente accettata, numerosi ricercatori hanno cercato di verificarne la presenza.
Studi su larga scala condotti tra gli studenti della high school generalmente non hanno riscontrato differenze nelle medie
dei voti tra consumatori e non consumatori di marijuana. Uno studio ha registrato voti inferiori tra gli studenti ritenuti
consumatori giornalieri di marijuana, ma gli autori non sono riusciti ad individuare un rapporto di causa ed hanno
concluso che entrambi i fenomeni erano aspetti di un complesso di problemi sociali ed emotivi collegati.
In uno studio longitudinale degli studenti di college universitario, dopo aver controllato altri fattori, veniva riscontrato che i
consumatori di marijuana riportavano voti più alti dei non consumatori ed avevano altrettanta possibilità di completare la
loro formazione con successo. Un altro studio ha rilevato che i consumatori di marijuana nel college avevano migliori
risultati dei non consumatori nelle scale standardizzate dei "valori di progresso".
Studi sul campo, condotti in Giamaica, Costa Rica e Grecia, non evidenziavano prove di una sindrome di demotivazione
tra le popolazioni di consumatori di marijuana.
In tali campioni di lavoratori maschi, i livelli educativi e professionali dei consumatori di marijuana erano, per la maggior
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parte, simili a quelli dei non consumatori. Anzi, in Giamaica, la marijuana veniva spesso fumata durante le ore lavorative
quale incentivo alla produttività.
I risultati di studi di laboratorio sono stati quasi altrettanto coerenti.
In uno studio della durata di 94 giorni, la marijuana non ha avuto un rilevante impatto sull'apprendimento, sulle
prestazioni o sulla motivazione.
In un altro studio di 31 giorni, i soggetti cui era stata distribuita la marijuana lavoravano un maggior numero di ore rispetto
ai gruppi di controllo e consegnavano un ugual numero di gettoni al completamento dello studio.
Tuttavia, in uno studio canadese nel corso del quale si richiedeva ai soggetti del gruppo di marijuana di ingerire dosi
particolarmente elevate, una qualche riduzione nell'efficienza sul lavoro veniva registrata nei giorni successivi alla
intossicazione.
Indubbiamente, quando la marijuana viene consumata in modo tale da produrre una intossicazione pressoché costante,
è probabile che altre attività e responsabilità vengano trascurate.
Tuttavia, il peso delle prove scientifiche induce a ritenere che non vi è nulla nelle proprietà farmacologiche della cannabis
capace di alterare le attitudini, i valori o le abilità delle persone nei confronti del lavoro.
Affermazione n.12:La marijuana è una causa importante di incidenti stradali
L'impatto negativo dell'alcol sulla sicurezza stradale è stato ben documentato. Gli oppositori della marijuana sostengono
che anch'essa provoca notevoli menomazioni e che ogni aumento nel suo uso porta ad un maggior numero di incidenti e
di morti sulle strade.
I FATTI
Ingerita in forti dosi, la marijuana probabilmente provoca menomazioni nella capacità di guida alla maggioranza delle
persone. Tuttavia non è provato che la marijuana nei modelli di consumo correnti, contribuisca sostanzialmente al
numero degli incidenti automobilistici in America.
Numerosi studi hanno ricercato prove della presenza di droghe nel sangue o nelle urine dei conducenti coinvolti in
incidenti mortali. Essi hanno tutti riscontrato la presenza di alcol nel 50 o più per cento dei casi. Assai meno frequente è
la presenza di marijuana. Inoltre, nella maggioranza dei casi in cui è stata rilevata tale presenza, è risultato presente
anche l'alcol.
Ad esempio, un recente studio promosso dalla U.S. National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), che ha
comportato l'analisi di circa 2.000 incidenti mortali, i conducenti riscontrati positivi per la marijuana sono stati del 6,7%. In
più dei due terzi di questi ultimi casi, era presente l'alcol, che può essere stato il principale responsabile dell'esito fatale.
Per valutare accuratamente il contributo della marijuana agli incidenti mortali, il tasso positivo tra i conducenti morti
dovrebbe essere messo a confronto con il tasso positivo di un campione casuale di guidatori non coinvolti in incidenti
fatali. Poiché il tasso di consumo di marijuana del mese precedente per gli americani al disopra dell'età legale per la
guida è pari a circa il 12%, in un dato giorno qualsiasi una notevole proporzione di tutti i conducenti risulterebbe positiva,
particolarmente perché i metaboliti della marijuana restano nel sangue e nell'urina molto dopo la fine degli effetti
psicoattivi.
Uno studio recente ha accertato che un terzo di coloro che vengono fermati per "guida pericolosa" tra le 7 del pomeriggio
e le 2 del mattino - soprattutto giovani di sesso maschile - sono risultati positivi per la sola marijuana. Per poter essere
significativi, i risultati di tali test dovrebbero esser posti a confronto con quelli di un gruppo di controllo equivalente di
guidatori.
Un numero di studi di simulatori di guida ha dimostrato che la marijuana non produce il tipo di menomazione
psicomotoria evidente anche con modesti quantitativi di alcol. Anzi, in un recente studio della NHTSA, il solo esito
statisticamente rilevante collegato alla marijuana è risultato la diminuzione della velocità.
Un recente studio sulla effettiva capacità di guida sotto l'influenza della cannabis - impiegando il medesimo protocollo
usato per provare il potenziale di menomazione delle droghe medicinali - ha valutato l'impatto del placebo e di tre dosi
attive di THC in tre prove di guida, una delle quali nel traffico urbano di alta densità.
Una menomazione correlata alla dose è stata osservata a carico della capacità dei conducenti di mantenere una
posizione laterale costante. Tuttavia, anche con la dose più alta di THC, la menomazione era relativamente inferiore -
simile a quella osservata con concentrazioni di alcol nel sangue comprese tra lo 0.03 e lo 0.07% e numerose
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medicazioni legali. I conducenti sotto l'influsso della marijuana tendevano inoltre a guidare più lentamente e ad
accostarsi con maggior cautela ad altre autovetture.
Pur dando atto di alcuni limiti del presente studio, gli autori concludono che "il THC non è una droga altamente
menomatrice".
Affermazione n.13: La marijuana è la "via di accesso" all'uso di altre droghe
I fautori della proibizione della marijuana sostengono che, anche se la marijuana di per sé provoca un danno minimo,
essa è pericolosa perché conduce all'uso di "droghe più pesanti" come l'eroina, l'LSD e la cocaina.
I FATTI
La maggior parte dei consumatori di eroina, LSD e cocaina hanno fatto uso di marijuana. Tuttavia, la maggioranza dei
consumatori di marijuana non fanno mai uso di un'altra droga illegale.
Nel corso del tempo non si è verificato un rapporto coerente tra i modelli di consumo delle varie droghe.
Mentre l'uso di marijuana aumentava, negli Anni Sessanta e Settanta, diminuiva quello dell'eroina. E quando i consumi di
marijuana decrescevano nel corso degli Anni Ottanta, l'uso di eroina rimaneva pressoché stabile.
Nel corso degli ultimi 20 anni, mentre i tassi di consumo della mariana erano fluttuanti, l'uso di LSD rimaneva immutato.
L'uso di cocaina aumentava nei primi Anni Ottanta mentre regrediva quello della marijuana. Verso la fine degli Anni
Ottanta, sia la marijuana, sia la cocaina decrescevano. Nel corso degli ultimi anni, la cocaina ha continuato a scendere
mentre l'uso della marijuana è lievemente aumentato.
Nel 1994, meno del 16% degli studenti degli ultimi anni della high school che avevano provato la marijuana avevano
provato anche la cocaina nella percentuale minima mai registrata. Anzi, come indicato qui di seguito, la proporzione di
consumatori di marijuana che accedevano alla cocaina è diminuita costantemente a partire dal 1986, quando veniva
registrato un massimo di oltre il 33%.
In breve non esiste un inevitabile rapporto tra l'uso della marijuana e le altre droghe. Tale fatto è suffragato dai dati
provenienti da altri paesi. In Olanda, ad esempio, sebbene la prevalenza della marijuana tra i giovani sia aumentata nel
corso dell'ultimo decennio, l'uso di cocaina è diminuito e resta notevolmente al disotto nei confronti degli Stati Uniti.
Mentre all'incirca il 16% dei giovani consumatori di marijuana negli Stati Uniti ha provato la cocaina, la cifra paragonabile
per i giovani olandesi è l'1,8%. In realtà, l'indirizzo della politica olandese nel consentire l'acquisto palese di marijuana in
"caffè" sottoposti alla vigilanza governativa, aveva lo scopo specifico di separare i giovani consumatori di marijuana dai
mercati clandestini dove vengono spacciate eroina e cocaina.
Affermazione n.14: La politica olandese sulla marijuana è fallita
Mentre gli americani contrari alla proibizione della marijuana spesso indicano l'Olanda quale modello per una politica
alternativa, i proibizionisti sostengono che la permissività olandese ha avuto conseguenze disastrose, ivi compresa la
escalation dei consumi di droga tra i giovani.
I FATTI
Nel 1976, a seguito delle raccomandazioni formulate da due commissioni nazionali, il governo olandese ha riveduto
numerosi aspetti della propria politica in materia di droga. Pur non legalizzando la marijuana esso ha adottato un
"principio di convenienza" che disponeva che la polizia e i giudici ignorassero le vendite al minuto agli adulti purché le
circostanze della vendita non costituissero un disturbo per il pubblico.
Tale mutamento di indirizzo era basata su molteplici fattori, tra cui:
- un principio di tolleranza verso modelli di vita alternativi;
- la constatazione che, rispetto ad altre droghe illegali, la marijuana pone un rischio limitato per i consumatori;
- il desiderio di proteggere i consumatori di marijuana dalla emarginazione che si accompagna all'arresto ed al giudizio;
- la convinzione che la separazione dei mercati al minuto delle droghe "leggere" e "pesanti" riduce la possibilità che i
consumatori di marijuana sperimentino la cocaina o l'eroina.
A seguito del mutamento di indirizzo, le vendite di marijuana sono comparse apertamente nei caffè, i quali sono tenuti ad
osservare una serie di norme, ivi compreso il divieto di pubblicità, la vendita di non più di 30 grammi per volta, ed una età
minima per l'acquisto di anni 18. La vendita di altre droghe nei locali è rigorosamente vietata, e costituisce motivo di
chiusura immediata ad opera della polizia. I funzionari locali sono stati anche autorizzati ad emanare norme aggiuntive
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per la protezione degli interessi della comunità tra l'altro, ad esempio, attraverso la limitazione del numero dei caffè
concentrati in una singola zona.
Dopo la liberalizzazione il consumo di marijuana è aumentato nei Paesi Bassi, anche se i tassi restano simili a quelli dei
paesi confinanti europei, e sono generalmente più bassi di quelli degli Stati Uniti.
Mentre i tassi di consumo di marijuana sono aumentati in Olanda, i tassi di consumo di cocaina non lo sono, il che indica
che la separazione dei marcati della droga "leggera" da quelli delle droghe "pesanti" ha impedito che si sviluppasse un
"effetto di via di accesso". Nel 1992, circa l'1,5% dei giovani dai 12 ai 18 anni aveva provato la cocaina e solo lo 0.3% ne
aveva fatto uso il mese precedente.
Sebbene esistano alcuni critici olandesi della politica di liberalizzazione della marijuana adottata nel paese, la posizione
ufficiale del governo resta decisamente a favore della iniziativa del 1976 che ha portato alla depenalizzazione del
possesso e della vendita al minuto.
(Lynn Zimmer - Professore Associato di Sociologia, Quenns College; John P. Morgan - Docente di Farmacologia, City
University Medical School; Settembre 1995)
fonte: Quaderno n.1, Fuoriluogo

neurath83
 

Citazione:
Affermazione n.7: Il consumo di marijuana in gravidanza danneggia il feto
In ogni caso è sempre sconsgliato assumere droghe in gravidanza e durante l'allattamento, perchè gli studi effettuati su queste categorie di persone sono assenti o troppo pochi per poter valutare obbiettivamente i reali effetti sul feto/neonato. Questo vale per le droghe, ma non solo, vale come precauzione anche per la maggior parte delle piante officinali (se vai nella discussione "Naturale NON è sinonimo di Innocuo" vedrai come quasi tutte le piante inserite hanno tra le controindicazioni la Gravidanza e l'Allattamento).

pregnancy cannabis - PubMed result
Citazione:
Affermazione n.5: La marijuana debilita il funzionamento del sistema immunitario
In questo frangente ci sono sicuramente degli studi incoraggianti, ma anche degli studi con risultati in contrasto, è quindi doveroso prestare molta attenzione.

immune system cannabis - PubMed result

Citazione:
Affermazione n.3: La marijuana è una droga priva di valore terapeutico
Questo in effetti è dimostrato non essere vero, però è vero che il rapporto benefici/rischi è al momento, per le conoscenze che si hanno, troppo sbilanciato verso i rischi, così da sconsigliare l'utilizzo a scopo terapeutico.

Hai incollato un sacco di roba e non ce la faccio a commentare tutto. Quindi ho lasciato i miei commenti ai punti che mi premevano di più

__________________
Queste indicazioni sono da intendersi come puro suggerimento e non intendono sostituirsi ai consigli del medico. In presenza di patologie è meglio consultare il proprio medico curante.

https://secondonaturacdc.wordpress.com/
https://www.facebook.com/ErboristeriaSecondoNatura
http://www.ebay.it/sch/secondo_natur...1&_ipg=&_from=
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